Ottimi motivi per nascondere le diagnosi della famiglia al mondo esterno

Saranno alcuni anni che ho questo post in canna, e mi contraddico scrivendolo perché le sole parole sensate e che davvero mi hanno aiutato, che mi hanno guidata in cambiamenti comportamentali che davvero stanno facendo la differenza per il benessere di tutta la nostra famiglia, sono venute da chi ci era già passato. Allora mi sembra giusto rilanciare l’ aiuto, perché mio padre era un ragazzo semplice nelle sue reazioni, ma una delle cose che diceva sempre e mi sono sempre servite era la sua filosofia quasi buddista, se vogliamo: la vita è una ruota che gira, quello che ci immetti, ti tornerà indietro. E io ho già avuto tanto, fatemelo rimettere nel circolo.

Una famiglia in un percorso diagnostico è fragile, stanca, piena di dubbi, con poco tempo per fare tutto quello che deve fare. Se proprio vi preoccupate e volete esprimere partecipazione, portate una lasagna, venite un giorno a passarmi l’ aspirapolvere per casa o a stirarmi le camice con cui stiamo mantenendo l’ apparenza di poter continuare a lavorare e vivere come prima, quando non è così.

Da questa esperienza uno sfogo, un’avvertimento e un tentativo di condensare i buoni consigli che ci hanno aiutati negli ultimi mesi. E soprattutto: attenti a chi dite i fatti vostri. Adesso per coerenza vi dico i miei.

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Consigli per l’ estate di Scialba della Zozza

Io in questo momento sono in viaggio per l’ Appennino con la macchina carica di pomodori da imbottigliare, perché il destino della madre di famiglia è quello di provvedere alla felicità dei suoi, e in me ciò si estrinseca nel preparare le scorte per il lungo inverno nordico.

Ma la mia gemella cattiva, Scialba della Zozza, che non si pone di questi problemi, la pensa diversamente e cerca di indurmi in tentazione, e con me tutte le madri di famiglia felicemente sposate (MFFS). Come lo fa? Andate a vederlo su Genitori Crescono di oggi, e poi mi raccontate.

Amsterdam, il controllo sociale e i rapporti di vicinato

Nei Paesi Bassi il controllo sociale è una cosa seria, e i rapporti di vicinato anche. Un rapporto di buon vicinato vuol dire semplicemente che ci si tiene d’ occhio reciprocamente in caso di bisogno e si prendono i pacchetti del corriere se l’ altro non è in casa. A volte ci si annaffiano reciprocamente le piante. Spesso ci si affidano le chiavi di riserva, metti che ti chiudi fuori. E le chiavi di riserva dei vicini te le tieni nell’ armadietto dei contatori. Ma non necessariamente si deve entrare nel personale, anzi. Non necessariamente ci si saluta tutte le volte che ci si incrocia entrando e uscendo di casa. Al massimo al supermercato, toh.

Un buon vicino è meglio di un amico lontano dice un proverbio. Poi si trasloca e si cerca di trovarsi e di essere un altro buon vicino.

Allora, da buona vicina io tutti i giorni passo davanti casa di una persona anziana per andare alla macchina condivisa che utilizzo più spesso. E ultimamente vedevo cose preoccupanti. Tipo un letto ospedaliero, di quelli con le rotelle, le sponde e il maniglione per tirarsi su, sul marciapiede davanti casa, con i cuscini, i lenzuoli e una copertina di lana a maglia, color panna. Poi con il gesso giallo, una zona delimitata intorno al letto e alla porta con la scritta: spazio temporaneamente privato.

Ora, davanti a questa casa ogni tanto ci sono cosette. Roba da dar via, tipo tavoli e sedie, con un cartello: potete prenderlo, in buono stato per una stanza da studente (e questo si usa). O un cartello con: quando mi rubate qualcosa per cortesia fatemelo sapere, che così me lo ricompro. A volte un rollatore, uno di quei carrettini con i freni da bici, il manubrio e il cestino per facilitare la deambulazione degli anziani, parcheggiato lì fuori.

Mi sono fatta l’ idea di una persona anziana e forse sola, ma comunque autosufficiente.

Poi un paio di volte, quei due giorni che c’ era il sole e faceva caldissimo, la signora era fuori a leggere accanto al letto, su una sedia. Un’ altra volte il cartello: torno alle ore tot, che sembrava un avviso per gli eventuali addetti alla rimozione del letto.

“Buongiorno”.

Cenno con la testa.

Poi la mattina dopo pioveva che la mandava e mentre riconsegnavo la macchina ricordavo che il letto era sempre lì e avrei voluto chiamare i servizi sociali o qualcuno. Ma ripassando ho visto due donne dall’ aria energica, tipo assistenti sociali, alla porta. Il letto sempre lì a bagnarsi, ma senza le coperte e lenzuola.

Il giorno dopo due furgoni dell’ assistenza sanitaria sul marciapiede, uno con lo sportellone aperto e si vedeva una sedia a rotelle.

Poi il letto è sparito.

Poi è comparsa una fettona di cocomero, proprio un quarto di anguria tagliata per il lungo, sullo zerbino.

Poi l’ anguria dopo due-tre giorni, sempre a decomporsi sulla porta.

Poi stamattina il letto in fondo alla strada, senza materasso e con la manigliona per terra alcuni metri più in là. torno, cerco su Internet e trovo lo Sportello cura e molestie, a cui abitanti e professionisti della cura possono rivolgersi in caso di disturbi da parte, o preoccupazioni nei confronti dei vicini. E chiamo, sempre con il patema di quella che si impiccia e che non sta bene. Perché da noi il controllo sociale si chiama impicciarsi.

“Senta, buongiorno, sono un po’ preoccupata per una signora davanti a cui passo quasi tutti i giorni. Questo è l’ indirizzo, magari ve l’ hanno già segnalata?”

Per fortuna si, era già noto quell’ indirizzo e se ne stavano occupando, ma vista l’ anguria immobile da diversi giorni, avrebbero mandato qualcuno a controllare. Meno male, e che meraviglia il controllo sociale. E ancora meglio che in ogni quartiere ci sia un numero da chiamare, perché onestamente, io di andare a bussare alla porta di una sconosciuta, magari anche un po’ fuori, non è che me la sento tanto. Metti che mi prenda a male parole? Così sto tranquilla.

E certo, ci pensavo venerdì, quando ho preso quella macchina piangendo e l’ ho riportata piangendo e pioveva a dirotto e quel letto stava sempre fuori dalla porta, io me lo sono anche detta: Ma di che mi lamento che ce n’ è di gente che sta messa tanto peggio di me?

Il controllo sociale. Per questo poi l’ ho messo su Facebook che non stavo per niente bene. E mi hanno tirata su. E l’ amico chef, la sera dopo, in una pausa fumo fuori dalla cucina che fa:

“Minchia, quando ho letto il tuo status mi sono preoccupato, mi sono detto: la stiamo perdendo, è andata in depressione. Sono contento che sia passata, almeno ti vedo”.

E mi viene da dire che la vicina pazza non mi manca, ma grazie a dio ho anche tanti amici. Sia quelli vicini che quelli lontani. Quelli che mi rispondono al post, quelli che telefonano direttamentre, quelli che come mi vedono mi mettono in bocca una cucchiaiata di parfait al basilico e zucchina.

“Assaggia. Senti la zucchina che testura che gli da?”

Che poi in effetti la cosa fondamentale nella vita è la testura. Anche quella degli abbracci.
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Occorre preoccuparsi per l’ adolescente solitario?

Io se ripenso alla mia gioventù posso dire serenamente che la cosa di cui ho più sofferto è stata la solitudine. Non tanto perché mi mancassero gli amici, sono sempre stata il tipo del timido audace che fa battutine e battutone per vedere l’ effetto che fa, e socialmente questo funziona. Ma ero la bambina atipica in un paesino culturalmente molto omogeneo, dove tutti erano cugini fra loro. Io avevo solo mio fratello piccolo in un’ altra classe e ci difendevamo come potevamo.

Però diciamo anche che un po’ me la cercavo, perché non riuscivo proprio a sopportare i gruppi del tipo in cui versi il cervello alla cassa comune pur di non emergere troppo. A volte, per dei periodi, avevo qualche amica con gruppo proprio e mi aggregavo, ma non sono mai stata tipo da compagnia. Ricordo dei pomeriggi passati a giocare da sola sotto casa, a palla, scavando tunnel nella sabbia e cazzeggiando in genere ed ero felice lo stesso. Oppure andavo a trovare qualche amica solitaria anch’ essa e chiacchieravamo. Con Loredana, per esempio, non so cosa ci siamo dette per anni, ma ci eravamo trovate. Avevo anche l’ amica tiranna, quella che ogni semestre aveva un’ altra amica del cuore che non ero io, e un po’ ne pativo, un po’ eravamo legate a doppio filo. Perché Sarah era ancora più sola e isolata di me, avevamo tutte e due la madre straniera e quindi una visione del mondo più ampia, parlavamo due lingua in casa, le nostre nonne e i nostri padri erano amici e per un po’ ci hanno provato anche le nostre madri, che il comune background straniero fa tanto per la socializzazione, signora mia.

Al liceo la socialità di gruppo indotta era dominata da Comunione e Liberazione e anche se all’ inizio un paio di volte ho accettato i loro inviti, ho capito subito che la causa comune non faceva per me. più che liberatoria, quella comunione lì la vedevo troppo costretta  a paletti, legacci, accettazione suina di cose stabilite dall’ alto, capi e capetti carismatici e privi di contenuti propri. Meglio sola, anche se ci patisco da matti, che male accompagnata, che ci patirei di più.

La mia prima amica del cuore e resta finora la mia migliore amica, è Vic, e ci siamo conosciute all’ università. E poi nel corso degli anni sono diventata miss Network, che conosce infinite persone e socializza con tutti, anche se non sono mai io a fare il primo passo, perché resto timida. Per dire che più uno va avanti con gli anni, pi`¨allarga i propri orizzonti, pi`¨riesce a fare cose che gli piacciono e che inevitabilmente lo portano a conoscere altra gente a cui piace la stessa cosa, più la cosa si risolve.

Dei miei figli uno è l’ affascinatore di folle, che ha bisogno dell’ apprezzamento del gruppo, e questo nei primi ani di scuola lo portava a fare il clown, e tutti gli volevano bene. Che faticaccia, però, e infatti quando ha smesso ha avuto problemi vari a riscattarsi un posto nel gruppo. Figlio 2 invece da quando è nato è sempre bastato a sé stesso, tanto che a 4 anni la maestra del doposcuola si preoccupava di vederlo giocare sempre da solo o con il fratello e ha preso provvedimenti.

A me sembra comunque che il bambino solitario venga spesso visto come un problema, e se da un lato capisco i genitori che se ne preoccupano, dall’ altro, avendo il fondo orsesco pure io, e che in questi anni mi si sta acuendo enormemente, mi verrebbe da dire: ma lo vogliamo lasciare in pace se sta bene con sé stesso?

Ultimamente mi ha scritto un’ amica molto cara e che sento tanto affine, ma molto recente, che a fine estate mi ha affidato sua figlia diciottenne con un’ amica, e mi chiedeva se secondo me, avendoci parlato fuori dalla normale vita a casa con i genitori, facevano male a preoccuparsi del fatto che era diventata molto solitaria. Ecco cosa mi diceva:

“siamo un po’ preoccupati perché, nonostante lei appaia serena , abbiamo l’ impressione che sia sola o comunque con troppe poche amiche, che a tratti spariscono anche quelle. Nonostante vada spesso a vari compleanni è da un po’ che non ha altre forme di socializzazioni a parte il catechismo ed il teatro. Non avverte il bisogno di condividere la sua vita con gli altri e a noi tutto ciò sembra strano, anche l’ultimo ragazzo che si è interessato a lei non ha avuto neanche la possibilità di frequentarla. Tu che l’hai vissuta lontana da noi dacci un tuo parere ed aiutarci a capire se sono paturnie da pseudo incapacità genitoriali o condividi le nostre impressioni”.

Di botto mi sono ricordata di me a quell’ età. E mi sento di dire che se un’ adolescente è comunque sereno, comunque quello che deve fare lo fa, meglio non preoccuparsi troppo. Molti bambini e molti ragazzi, spesso hanno una marcia in più che nel loro ambiente quotidiano li frena più che aiutarli, perché nessuno li capisce. E allora scelgono anche loro per la tecnica: meglio solo che male accompagnato. Per questi ragazzi però è fondamentale avere una finestra sul mondo, mandarli fuori, magari anche con un lavoretto estivo o come ragazza alla pari, farsi un giro o portarli con sé, perché si rendano conto che ci sono tante vie, tante alternative, tanti ambienti, e che basta riuscire a trovare quello a sé congeniale.  Che detta così la faccio semplice, ma so benissimo pure io quanto dubbi, ripensamenti, fughe in avanti e all’ indietro, comporta il crescere.

Capisco anche che a molti adolescenti anche la scoperta delle infinite possibilità che ci sono dietro la porta di casa potrebbero creare insicurezze e farli chiudere ancora di più nel proprio guscio. Poi ci sono quelli che magari già erano timidi o un po’ insicuri e bastano un paio di batoste di seguito per buttarli giù. Ci sono quelli cupi che si dipingono le pareti della camera di nero, e quelli che stanno sempre a masturbarsi per fatti loro piuttosto che affrontare il mondo.  Si legge in giro di hikikomori, gli adolescenti che si tappano in casa dietro al computer e vivono solo davanti allo schermo. Ci sono quelli che si sfracellano di canne o si ubriacano, con o senza gli amici. E come genitori è normale che se tuo figlio da adolescente prende delle derive che ti devi ancora spiegare, hai paura proprio che prenda una cattiva strada, e come fai a rassicurarti senza andare in panico o assillarlo gratis?

Ma nel caso di E, e anche di C. figlia perfetta di una mia altra amica di blog, direi che sono solo dei normali pesci fuor d’ acqua. Ragazzi che vedono oltre, che sanno che dietro le mura del paesello ci sono infinite possibilità e fintanto che devono aspettare dell’ occasione per uscirne, tocca portare pazienza. Ma non lo dice nessuno che devi per forza adeguarti alle compagne di scuola cretine che ti tolgono il saluto, ti escludono o spargono chiacchiere alle tue spalle. Che devi per forza divertirti con gli amici scout che anche li ci potrebbero essere tante di quelle dinamiche da gineceo, tipiche dei gruppi chiusi, che lèvati. Che tu provi a fare attività di volontariato che ti mettono a contatto con problemi più grandi di te, come per esempio aiutare alla mensa dei poveri e conoscere tante situazioni, e le tue compagne stanno lì a preoccuparsi del colore di smalto che devono mettersi per andare a fare il turno.

E poi il futuro, santo cielo, il futuro. Se penso alle prospettive di futuro che un genitore oggi prevede per i propri figli adolescenti ci sarebbe da spararsi, e un ragazzino più sensibile della media queste cose le percepisce, un telegiornale lo sente, vede i genitori che fanno fatica o temono per il proprio lavoro. E si chiede come andrà a finire per lui o lei da grande. R non sempre gli adulti riescono a dare risposte adeguate, perchè neanche ci fanno caso quali sono le domande.

Non so se vi ricordate, voi adolescenti degli anni ’80, come ci è toccato crescere a noi: tra Chernobyl che ci avrebbe riempito di tumori tutti quanti, la bomba atomica che sembrava sarebbe caduta da un momento all’ altro, il buco nell’ ozono che ci avrebbe ustionati tutti, hai voglia a sperare nel futuro. In una delle presentazioni delle Risposta del cavolo una donna ha raccontato del terrore che aveva lei da ragazzina all’ idea che Russia e America avrebbero fatto scoppiare la terza guerra mondiale, e non sapendo a chi chiedere, le venne in mente di parlarne in confessione e per fortuna le capitò un sacerdote intelligente che la seppe rassicurare.

Ecco, i nostri figli hanno una figura di riferimento al di fuori dei genitori a cui fare le domande che gli fanno paura? Io spero sempre che i nostri continuino a chiedere a noi, ma so che nell’ adolescenza diventa più difficile parlare di tutto con i genitori, anche per proteggerli dalle nostre paure, ed allora spero davvero che tutti abbiamo l’ insegnante comprensibile, l’ allenatore modello d vita, lo zio o la zia o il genitore del tuo migliore amico. Per questo considero un enorme privilegio avere a volte le nipoti e le figlie degli amici che mi danno uno specchio degli adolescenti di adesso, e sono orgogliosa dei miei amici che mi considerano affidabile abbastanza da mandarmi i loro figli e fidarsi di me quando hanno dei dubbi.

Perché dopo lunga ed esaustiva analisi che vi risparmio, pare che con E. ci abbia preso in pieno e i suoi genitori si sono sentiti confermare quello che pensavano già anche loro, ma che essendo giustamente i genitori, avevano il dubbio di non sbagliarsi. Che poi ci vuole poco di questi tempi a ritrovarti un figlio bimbominkia EMO e poi che fai, mica lo puoi prendere a calci fino a che rinsavisce?

Insomma, l’ adolescente può diventare improvvisamente solitario per tanti motivi e pur non escludendo anche quelli seri e preoccupanti,  magari in fondo è una fase temporanea e sta bene così. Per questo una volta ai certi maschi faceva bene la vita militare (ma ad altri li ha rovinati) e se non vanno all’ università ad arrangiarsi da soli, uno stage, un lavoretto stagionale, un campo di volontariato, ma anche solo andare a lavorare dagli zii all’ estero fanno molto per aprire gli orizzonti nell’ età difficile.

Certo, poi la mia consanguinea che si è fatta bocciare da due facoltà diverse, era andata a fare la cameriera nel locale fighissimo di lap-dance dove guadagnava molto e rientrava sempre a mattina dopo essersi ubriacata con i colleghi dopo il lavoro, mandata dallo zio d’ America a vedere cosa voleva fare e trovando la sua strada con una facoltà che le era tagliata addosso, e intanto fare lavoretti per mettere i soldi da parte, è riuscita a ubriacarsi in un locale, farsi spintonare da fidanzata altrui gelosa, rompersi un polso, preventivo operazione 15.000 dollari che non ha nessuno e rispedita a casa da sua madre che già solo alla notizia ha ricominciato a farsi alternativamente di Valium e Prozac (sto inventandomela questa, ma che mia zia iperventili non ho dubbi), non sembra corroborare quanto ho detto sopra. Ma il fatto è che la consanguinea non è mai stata un adolescente solitario e silenzioso. Avercene.

 

Non sono una madre perfetta (e qui ne ho le prove)

Sono un po’ di anni che sono scesa a patti con l’ idea che no, non sono una madre perfetta, ma che faccio del mio meglio, tento di migliorarmi e pace. Il dubbio mi era venuto un giorno in cui figlio 1 era piccolo e neanche so se figlio 2 fosse già pervenuto, ma comunque eravamo stanchi, stressati, infelici e con maschio alfa ci siamo presi un momento per sederci sul divano, fare il punto della situazione e io avevo in braccio il diario di gravidanza  poi diventato il diario di Ennio (il precursore su carta di questo blog) per prendere appunti.

E come facevamo più spesso prima che ora, aveva diviso una pagina con una riga verticale per dividere pro e contro. Tra i contro, parlando, saltò fuori il discorso su quanto mi sentissi in colpa per non fare niente bene. All’ epoca avevo un figlio piccolo, una depressione post-natale di cui ci siamo resi conto anni dopo, una scuola di lingue da mandare avanti, il teatro che era l’ appiglio per la mia salute mentale, alcune cariche qui e lì in associazioni e gruppi, e hobby e una vita sociale. Ed ero sempre stanca.

Maschio alfa cascò sinceramente dalle nuvole: “Hai i sensi di colpa? E per che cosa, fai quello che vuoi, che a me va sempre bene”.

Ho i sensi di colpa? Cavolo, si, ho gran sensi di colpa. E sono funzionali? Ma neanche per sogno. Insomma, quello è stato l’ inizio, ho cercato e trovato sostegno, poi un po’ la fiducia in noi stessi e il senso di essere e voler restare un team, io e maschio alfa, anche se lui rientrava la sera ed io colma di gioia, arriva il cambio finalmente, e lui entrava, posava la borsa, guardava il caos intorno, sospirava e poi andava a chiudersi in bagno. Per dire che la consapevolezza è una cosa, ma poi per ottenere dei risultati duraturi nel tempo tocca lavorarci e lavorare è fatica. Ma si impara a distinguere tra le fatiche sterili e quelle costruttive.

Questo per spiegare come mai siamo arrivati a questo video per Genitori Crescono. Ma vi ho promesso delle prove e quindi ve le do anche.

Io sono 4 mesi che sto trascurando la mia famiglia (e me stessa) perché mi sono inventata l’ evento eno-gastronomico di sabato prossimo, Amsterdam da Gustare. Il bello è che non mi sento in colpa che ci lavoro giorno e notte, che ho dei soci fantastici e tutto questo invece di stancarmi mi dà una grande energia. sto facendo quello che ho sempre voluto fare, non ci diventerò ricca, ma ho creato una cosa per cui mi stanno facendo i complimenti. Fossi in voi verrei a dare un’ occhiata sabato, se siete nei paraggi, alcuni miei amici arrivano persino dall’ Italia per questo e si accamperanno a casa mia (e sono una pessima madre, perché manderò i figli a dormire dagli amichetti quella notte o due, per fare spazio agli ospiti e perché lavorerò ininterrottamente per tutto questo.

Per acquisire bonus da spendere con i genitori di detti amichetti venerdì sera mi sono procurata 5 bambini a cena e 4 hanno dormito qui. Uno è vegetariano, l’ altro mangia halal, uno non mangia pasta e l’ altro rifiuta il riso e l’ ultimo da qualche mese  sta riducendo sempre più il suo parco cibi accettati. Gli ho preso la pizza surgelata del supermercato e pace.  Il giorno dopo ne avevo ancora un altro a mangiare e dormire; maschio alfa su mie istruzioni ha fatto la minestra di stelline al pomodoro con due barattoli di lenticchie (io che sono la cantrice della zuppa svelta di lenticchie lessate in proprio gli ho molato la ricetta e comprato i barattoli. A proposito di eccellenze enogastronomiche italiane che sto procurando per sabato. Coerenza, il tuo nome è il mio).

E il 2 dicembre dovrò smontare tutto l’ evento, spero qualcuno resti ad aiutare e quasi sicuramente salterò i festeggiamenti di san Nicola in famiglia con suoceri e cognati, che per fortuna a mia suocera l’ ho detto subito, lei ha provato a contare le volte che mi sono rimangiata last-minute dei festeggiamenti famigliari, io me ne ricordo una sola e la percezione è tutto nella vita, andranno i maschi Diga senza di me. Ma il regalo per il cognato toccatomi in sorte ce l’ ho e la rima la scriverà maschio alfa per una volta e pace. E sapete qual’ è la parte migliore in tutto ciò? Che finalmente dallo scorso anno i miei figli non credono più in San Nicola ed era ora, mi sto risparmiando quest’ anno tutta la manfrina delle scarpe, delle sorprese, delle carote per il cavallo. Non siamo neanche andati alla sfilata in centro per la prima volta. E o provato a introdurre il concetto che a san Nicola i regali celi facciamo tra noi e perché già che ci siete non ne fate una a me e a papà, ma si sono levati alti lai e “non possiamo sprecare i nostri soldi per farvi i regali” e per quest’ anno la lascio qui.

Sul discorso di tenere il gioco ai figli su babbo Natale, santa Lucia, la Befana e san Nicola, si sono espresse meglio di me Serena qui  e qui e Zauberei qui, abbiamo fatto del nostro meglio e anzi, la mia amica americana che non crede in san Nicola e ha DOVUTO dire alla figlia che non esiste ed è una stronzata e sua figlia a 4 anni HA DOVUTO dirlo a tutta la classe e poi i genitori degli altri bambini la guardavano male e lei non capiva perché, cosa c’ è di male ad essere onesti, voglio dire, mi è stata di grande esempio. Ma io sono felicissima che non ci credano più, una fatica in meno. E meno male anzi che figlio 1 lo scorso anno l’ ha scoperto un po’ prima del 5 dicembre che san Nicola non esiste e io gli ho fatto giurare su tutto quello che aveva di più sacro che non avrebbe rovinato la festa al fratello, e lui devo dire è stato eroico, se si pensa che una sera di litigi folli ha urlato piangendo: “io sono così arrabbiato con lui che quasi quasi gliela dico la cosa che non deve sapere” e le mattine che io ero in coma e mi scordavo prima di andare a dormire di mettergli la sorpresa nelle scarpe mi piombava nel lettone per dirmi: “ma ti sei ricordata?” e io urlando correvo di sotto a infilare la sorpresa mentre lui distraeva il fratello. Ecco, se adesso voi avete figli piccoli e vi state stressando a gogo, sappiate che prima o poi passa. E che magari con qualche anno di pazienza e paghette rischiate persino che i figli vi facciano a voi il regalo di natale.

e per san Nicola quest’ anno devo proprio decidermi a regalare a maschio alfa una macchina per il caffè dummy-proof per introdurre la sana pratica di alzarsi prima della mamma, farle il caffè e portarglielo a letto, perché dopo tanti anni di tentativi con senso di colpa di essere una madre perfetta, io posso finalmente dire con serenità che non lo sono, che va bene così, che i miei figli sono felici uguale e stanno venendo su tanto bene e che finalmente mi merito qualche vizio pure io. E così spero anche di voi.

Certo, la vita sociale va a ramengo, con il teatro riprendo a gennaio se sono ancora viva, le cariche le lascio volentieri ad altri e il mio volontariato si limita a fare focacce e portarle in giro (ieri insieme al vino ai volontari del seggio delle primarie), ma diciamo che io sto meglio, Sarò una pessima madre, ma chi se ne frega. Come diceva Calvin a Hobbes: “trovo che la mia vita si semplifichi notevolmente se riesco a mantenere le aspettative basse”.