Un altro negozio caruccio di inutilità varie

Questo è un negozio caruccio sul Prinsengracht di cui mi piace un sacco il nome, che tradotto sarebbe Signorina Scheggia. Se ci capitate fatevi un giretto (ma attenti alle schegge).

Vende mobili, servizi, cosette curiose, nuove, con l’ aria vintage, forse vecchie, chi lo sà. Tocca solo andarci.

http://www.juffrouwsplinter.nl/

Pantaloni per ciccioni e il commesso competente

Il maschio alfa, quello che a casa nostra paga il mutuo, inutile, anche se negli ultimi anni l’ abbigliamento nel suo settore si è un pochino deinformalizzato, ogni mattina che dio manda in terra ha bisogno di una camicia stirata, un paio di scarpe lucidate e dei pantaloni decenti.  Per la vita privata ci sono i pantaloni usurati e le magliette dei concerti.

Infatti quando il discorso cade sulla nostra – mia – mancanza di amministrazione nel gestire una casa tenendola pulita e ordinata il mio argomento a difesa è sempre: però non mangiamo nulla di precotto e industriale e ogni mattina abbiamo tutti mutande, calzette e vestiti puliti. L’ ordine è un optional. Che di questi tempi, non so voi, ma a me già di suo sembra un’ impresa eroica, considerato che sto senza doposcuola, ogni pomeriggio in cui non ho interpretariati lo dedico alla logistica complessa dei figli e lavoro di notte e nei ritagli di tempo.

Rimane il fatto che si era creata una situazione di emergenza pezzealculo del maschio alfa (i cuccioli sono facili, magri come chiodi e ancora nelle misure standard, i vestiti glieli compro quando capita e cerco di prevenire e comprare in crescita ai saldi, poi chi se ne frega se certe volte vanno in giro con gli orli dei pantaloni alla zumpafosso, questi crescono sempre di botto) che andava risolta in tempi brevi. Questo weekend, nello specifico.

Weekend in cui come al solito ci sono gli imoegni fissi, c’ erano una prova generale e prima teatrale della sottoscritta, più 10000 parole da tradurre da me entro lunedì sera e io e Ennio raffreddati e ammalati.

Ci siamo riusciti incastrando una spedizione pantaloni tra l’ inizio e la fine della lezione di pittura di Orso e l’ inizio della mia generale e riuscendo persino a goderci un caffè e una torta al De Drie Graefjes.

Uno dice embè, dove sta la grande prestazione? eh, ma voi non abitate ad Amsterdam che ci stanno solo i negozi per fighetti se cerchi una qualità e un prezzo medi. Eppoi, dite quello che vi pare, ma ci sono dei capi di abbigliamento ed accessori il cui acquisto non può venir demandato a nessuno e per limitarmi alle signore ne indicherò 3: le scarpe, il reggiseno e i pantaloni.

In particolare quando sei fuori dalle misure standard è un disastro, specialmente per una shop-o-holic come me. Saggezza vuole che nel corso degli anni una identifichi quelle marche o negozi che sai che hanno sempre le tue misure in esecuzioni che ti soddisfino esteticamente e non perdi tempo a farti del male cercando cose che non esistono.

Sui miei indirizzi preferiti ad Amsterdam e fuori per scarpe e reggiseni vi informerò un’ altra volta, questa volta vorrei concentrarmi sui pantaloni, che come diceva il commesso competente di cui sopra, le taglie degli stessi sono solo un’ indicazione, perché tra differenze di tessuto, pre-lavaggi ecc. tocca sempre provarli, non c’ è verso.

Digressione amarcordica Ora, io per i pantaloni per bene, quelli con la piega e le pence, vado sicura con i saldi di Claudia Strater e via. Tanto mi servono per lavorare quando faccio l’ interprete, che è solo una parte delle mie varie attività, ne compro uno a stagione e riciclo quelli delle stagioni precedenti che tanto si usurano poco.

Per i jeans, invece, oh, ma sapete che non avevo mai comprato un paio di jeans in negozio in vita mia? Perché io provengo da una zona in Abruzzo piena di fabbriche di jeans e camicie e quindi quando capita (quando ero più giovane e avevo taglie, sempre grandi, ma già comunque nello spettro delle jeanserie locali, andare per spacci aziendali era il mio sport preferito, adesso, come dicevo, sono fuori taglia ed è inutile che perda del tempo).

Però se vi ci doveste trovare, negli ultimi anni trovavo e con piacere dei bei pantaloni neanche troppo noiosi come modelli, da Jonny Q a Sant’ Omero, che come mi spiegava la loro vecchia stilista, siccome producevano per il mercato inglese, vengono progettati proprio con una vestibilità e taglie apposta per il fisico della donna nord-europea.

(Perché diciamocelo, a me mi frega il fisico nordeuropeo e l’ estetica sudeuropea, due mondi che non si concilieranno mai e io allora vado di leggings e pace).

Il maschio alfa sta messo peggio di me. Intanto, prima di conoscermi correva la mezza maratona e si è fatto per 5 anni di liceo 18 km. in bici all’ andata e 18 km. al ritorno, e i coscioni dell’ atleta li ha tutti, anche se ahimè, giusto quelli. Fine digressione amarcordica.

Poi con l’età, la dieta mediterranea spostata su pasta tutti i giorni, la vita sedentaria e altre disgrazie comuni che riconoscerete tutti, dio li fa e poi li accoppia, Amsterdam non è il posto migliore per comparsi pantaloni.

Il perché è presto detto, secondo noi nelle vie commerciali di Amsterdam i negozi puntano ai ragazzini fighetti, quindi di tutte le marche hanno sempre i modelli skinny e le taglie più piccole (a parte i negozi per sciure e sciuri, che però, come vi dicevo prima, a me mi frega il senso estetico, oltre che il portafoglio, e i modelli e i colori da sciura ad Amsterdam, riconosciamolo, sono di un noiooooosooooo). Poi sono sempre strapieni, cara grazia che ti dia retta la cassiera, altro che commessi a cui fare domande.

Poi la maggior parte dei negozi di Amsterdam è monomarca e le scelte sono limitate (e vi prego, non ditemi che ci vuole un settimo punto vendita H&M nel breve tratto commerciale tra Stazione Centrale e Munt, perché veramente toccherebbe farlo nel palazzo reale sul Dam, altri siti adatti non ne vedo).

Insomma, il maschio alfa che è un uomo con poco tempo da perdere ammortizza lo shopping vestiti comprandosi le camicie 5 alla volta nella sezione maniche extra-long del Bijenkorf (E qui un lamento: ma perché mi hanno tolto quel bel Mark & Spencer anni fa – adesso ci sta Zara – che a camice e reggiseni non lo batteva nessuno, per tacer del reparto cibo? Ditemelo che io le logiche commerciali del centro non le capisco).

Per i pantaloni e le scarpe invece aspettiamo un weekend non festivo dai suoi e andiamo da Joy per i vestiti e da Molenkamp per le calzature a Roden, in Drenthe, ridente provincia agricolo-turistica del nord. Anche lì, commeso che ti aiuta e in un’ ora usciamo alleggeriti di soldi e carichi di roba. Perchè nel nord, sospetto, al confine con la Frisia, sono tutti più alti e più grossi, ragazzoni e ragazzone di campagna con le guanciotte rosse, e pochi migranti bassetti e abbronzati, e delle stesse identiche marche da fighetto di Amsterdam trovi tranquillamente anche la XL e la XXL. Pure io, ci tengo a precisare.

Ma a questo giro non si poteva aspettare Pasqua, quando torneremo a nord. E io mi ricordavo di aver intravisto, nel corso degli anni, due negozi che mi sembravano tanto tipo Joy, solo che erano in centro ad Amsterdam. Uno era het Werkmanspaleis (tradotto: il palazzo del lavoratore), che è quello dove poi siamo andati, l’ altro si chiama De Mof (il crucco) e sta in Haarlemmerstraat.

Capite che già dal nome sono posti no-nonsense e privi di aspirazioni fighette. Siamo andati al Werkmanspaleis che sta a 2 minuti dalla stazione centrale, all’ angolo tra il Martelaarsgracht che è la via dove passano i tram 1, 2, 5, eccetera, e la Nieuwendijk, che lì fa la curva, ma normalmente `e la via di negozi tra la stazione e piazza Dam. Insomma, ci veniva comodo.

Be, vi dico solo che entrare alle 10 di sabato in un negozio e dopo 2 minuti avere un commesso con il metro a nastro in mano che stabilisce la tua taglia e poi ti sposta alle rastrelliere con i modelli esposti, ti dice; da qui a qui ci sono i modelli con la vestibilità adatta e in 3 minuti sei nel camerino con 4-5 modelli che, miraculo, più o meno ti stanno tutti. E se non ti stanno proprio a pennello, te lo dice lui e ti porta l’ alternativa.

Che poi sfogliando la rastrelliera mi è caduto l’ occhio su una scritta curve, che proprio utimamente con Giulia ci guardavamo una pubblicità decidendo che la prima mattina libera da lavoro e figli ci andavamo a provare e comprare un curve, che la povera madre sovrappeso delle volte deve decidere se spendere i propri soldi in una dieta di quelle serie e guidate, o in vestiti più larghi e fateci caso, in genere sceglie per la seconda opzione.

“Ma avete anche modelli da donna?”

Li avevano.

Così per la prima volta in vita mia mi sono comprata:

1) i jeans in negozio

2) nello specifico, il mio primo paio di Levi’s (in Abruzzo non li danno da fare a facon)

3) due paia, già che c’ ero, blu e neri.

Che avere la shopper personale nonchè fashion consultant mica è gratis, e il Diga che è uomo di mondo lo sa. In meno di un’ ora avevamo trovato 6 paia di pantaloni in due, il maschio alfa persino un paio in svendita, ci avevano preso la misura dell’ orlo (si, ti fanno gli orli gratis entro un’ ora) e adesso per un annetto a pantaloni per il mutuo stiamo bene.

Ma la sensazione che ti procura un commesso che sa quello di cui sta parlando, ha tutto e se non ce l’ ha te lo procura e possiede un metro a nastro, è impagabile. E l’ orlo, diobø, l’ orlo. Che da Claudia Strater e in tutti gli altri posti fighetti, per pantaloni che costano almeno il doppio di quelli che abbiamo preso noi, ti chiedono almeno 15 euro a paio.

Io il Werkmanspaleis già lo amo. Come amo tutti quei negozi che ti semplificano la vita invece di complicartela.

E voi, me li raccontate i vostri indirizzi speciali? e i vostri commessi con metro a nastro in dotazione eventualmente?