Pedagogo con i figli degli altri: quando il figlio ti chiama per nome

IMG_4145Sotto il titoletto: Pedagogo con i figli degli altri, vorrei tornare a un pezzo di mommy-blogging duro e puro, come una volta quando i figli erano piccoli, ti sembrava di averla inventata tu la maternità, e su Internet era tutto un ciacolare con punte di aspirazione al premio Miglio Madre del Mondo (MMM) nel tentativo di sopravvivere al ciclone figli. Quindi se a voi i bambini piacciono giusto al forno con patate, potete saltare, ma se appartenete al sottogruppo che ama teorizzare sui casi concreti altrui nella serena consapevolezza dell’ impunità, visto che voi di figli non ne avete, leggete, leggete: tutto fa (come dissero i bambini che pisciavano in mare mentre il pedagogo in questione affogava).

Ogni volta che torno in Italia mi trovo alle prese con il giudizio del mondo sui miei figli. Parenti, amici e sconosciuti si coalizzano per regalarmi almeno un commento benintenzionato al giorno. Visto che da vent’ anni mi occupo di interculturalità per lavoro, non posso fare a meno, ogni volta, di notare come certe discussioni siano culturalmente e socialmente determinate. In particolare come sia culturalmente determinato il modo di affrontarle.

Lo scorso anno mi ritrovai a fine cena con persone appena conosciute e gradevolissime che pensarono bene di spiegarmi tipo plotone d’ attacco tutto quello che non andava in noi e come stavo rovinando i miei figli facendone dei disadattati perché, nello specifico, non gli facevo guardare la TV. Io mi incazzai tantissimo sentendomi proprio aggredita, e con motivazioni pretestuose, abbozzai perché eravamo ospiti, mi guardai bene dal dire cosa ne pensavo io dei figli di due e del fatto che la più convinta figli in proprio non ne aveva e mi è rimasta sullo stomaco per dei mesi. Perché erano tutte persone carine e simpatiche e questa carognata inutile non me la dovevano fare.

In questi casi, dipende: io ho questa fregatura del dubbio come metodo di riflessione e dubitare di me stessa mi viene più immediato di dubitare degli altri perché a me mi conosco bene e non ho bisogno di fingere di essere educata con me stessa, mi voglio bene e mi perdono tante cose riprovevoli. E se poi sbaglio a giudicarmi mi perdono, se sbaglio a giudicare un altro prendo delle fregature. Per questo quindi ci metto un po’ a trarre le mie conclusioni.

Il fatto è che negli ultimi anni ci sono capitate una serie di cosette, di cui una certa quantità che avevo previsto già prima del concepimento e che sono state alla base della decisione di vivere ad Amsterdam, altre che non prevedi, ma il bello dei figli è che non ci si annoia mai e ti fregano sorprendono sempre, altre ancora che fanno parte delle infinite occasioni che la vita ti propone per metterti alla prova e, se ti convinci, cresci anche come persona, a meno che non ti portino prima alla neuro. E tutte queste cosette mi hanno allenata, ammesso che ce ne fosse il bisogno, a parlare con tutti, ascoltare tutte le campane, anche quelle stonate, e poi trarne le mie conclusioni e farmi i fatti miei. Se sbaglio, amo farlo in proprio, diceva uno.

Insomma, una delle cose che tutti notano in Italia, è che i miei figli ci chiamano per nome. E subito a dire aah, ma coooome, ma ti chiamano per nome, non ti dicono mamma?  Che per dire, io ho un tale trauma di quei momenti, e nella vita di una madre sono tanti, in cui vorresti stare a farti i calmi strafatti tuoi (si, stavo per dire un’ altra cosa al posto di fatti in strafatti, non prendetelo alla lettera) e intorno a te è tutto una polifonia di mammmammammmammammmammammmmamammmmamamaaaaarghhhhh! Poi che una sbrocca.

E poi questa cosa di chiamarmi per nome se la sono inventati loro mica gliela ho imposta io. Magari avendo capito presto che a chiamarmi per nome reagisco prima e meglio, che ci sono più abituata, ho più esperienza sul groppone a sentirmi chiamare per nome che mamma. (Per esempio, pure il nonno a volte lo chiamano per nome, forse perché sentono 300 volte al giorno la nonna chiamare il marito, e lo rifanno, ma uguale, eh. Stessa intonazione).

E insomma, io ho alcune persone che mi vogliono un gran bene, a cui voglio un gran bene, e che ogni santa volta negli ultimi 10 anni mi riattaccano la questione che no, aaah, loro, ma davvero, loro sono i genitori dei loro figli  (si, e io sono la cognata dei miei figli, ma che state a dire?). Mica sono gli amici (vabbò, un minimo questo lo avevo intuito). Che loro dai figli pretendono il rispetto, che evidentemente in questa visione del mondo il rispetto è una cosa che si pretende, non che ci si guadagna quotidianamente sul campo. E che [digressione, se avete il fiato corto saltate al prossimo paragrafo e pace] a farti chiamare per nome (ahò, l’ hanno deciso loro, mica gliel’ ho imposto io, che poi quando io e maschio alfa parliamo ai bambini dell’ altro genitore diciamo sempre mamma, e  papà. O la gente crede forse che quando chiedo ai figli: dì a papà che è pronta la cena, in realtà preferirei dire: dì a quello là che sta di sopra dietro al computer e sono già quattro volte che lo chiamo e non risponde e non so se non ha sentito e posso azzardare la quinta, o ha sentito ma è uomo e non si degna di comunicarmi che ha sentito e se poi lo richiamo per la quinta volta si scoccia che sono già cinque volte che lo chiamo e allora chiamalo tu, creatura innocente, al massimo il cazziatone te lo prendi tu, ma così mamma e papà non divorziano per certe cazzate e si sa che la stabilità di coppia va preservata a tutti i costi per amore dei figli, quindi meglio il cazziatone tu che io che lo lascio e poi vi arrangiate.

Ricapitolo per chi fosse rimasto all’ inizio della frase:

E che a farti chiamare per nome poi i bambini si confondono circa il tuo vero ruolo nella famiglia, mentre il mio quando mi chiama mamma sa che io sono la madre (ho capito, questi pensano che i miei figli non abbiano capito che non sono la postina, tocca fargli leggere una volta la lista delle mansioni previste dal contratto collettivo di categoria dei postini, così si convincono).

Allora, io direi: i miei figli mi chiamano come accidenti gli pare e io rispetto le loro decisioni. Poi se io parlando di me stessa dico mamma, anche loro rispettano le mie. I figli vanno presi sul serio e trattati con pari dignità, non come le scimmiette ammaestrate.

Che i figli vadano presi sul serio e trattati con pari dignità non significa che siamo alla pari. Io sono la madre e le decisioni le prendo io. Non capisco quella gente che fa mettere ai figli in camera un televisore o gli mette in mano uno smartphone fuori età e poi fa: eeeh, ma l’ ha comprato con i suoi soldi. A parte che i suoi soldi sono quelli che gli do io (spero o mi tocca chiedere alla buoncostume), sono io che decido se mio figlio a mio parere ha l’ età per avere un televisore o un computer in camera così non posso vedere cosa ci fa, cosa che ritengo mio dovere, visto che il grande ha 11 anni.

Non sono neanche d’ accordo che si faccia l’ account su facebook prima di 13 anni e anche lì devo vedere che testa ha a 13 anni. E tutto questo secondo delle regole che stabiliremo insieme.

E nemmeno pretendo niente dai miei figli. Pretendo le normali regole di convivenza civile, che mi trattino come io tratto loro, educatamente, con amore e considerazione, ma anche con la libertà di sfancularci sapendo che questo non tocca la cosa fondamentale: che io sono la loro madre, che loro sono i miei figli e che ci amiamo da morire e che sono la cosa più importante che ho al mondo. Che per me prima vengono loro, poi il loro padre, poi mia madre e poi il resto del mondo. E che sarà giusto che mi tolgano dal posto più importante nella loro classifica quando sarà ora.

E infine, a me dà un senso di tenerezza e intimità particolare che loro abbiano scelto in certi momenti di chiamarci per nome. Perché lo hanno scelto loro. Che a dire mamma è capace qualsiasi imbecille figlio di qualsiasi cretina. Andate in una spiaggia qualsiasi all’ ora di punta e cominciate a segnarvi quanta gente dice: mamma!

E infine, saranno pure tanto fatti miei come mi organizzo con i miei figli. Finché non mi vedete maltrattarli, ma che gliene importa al mondo come ci regoliamo fra di noi? mi devi per forza far sapere che tutta l’ autorità e l’ influenza e il rispetto dei tuoi figli risiedono nel fatto che ti chiamano con un titolo generico? Pensalo, se ti fa star bene. Ma non dirlo. Che esempio stai dando ai tuoi figli?

Poi vabbè, qualche volta mi danno pure della stronza. Per fortuna non in pubblico, il che dimostra che qualcosa di utile glielo sto pure insegnando a questi figli.

62 pensieri su “Pedagogo con i figli degli altri: quando il figlio ti chiama per nome

  1. Io odio la parola “mamma”. Per carità, mi farebbe strano che mi chiamassero per nome (probabilmente arriverei a odiare il mio nome, a quel punto), ma la parola “mamma” la odio. Perché chiunque può urlare “mamma” e tu a quel punto ti senti chiamata da chiunque, anche se capisci che non è tuo figlio (ma, se i figli non sono in vista e la voce è abbastanza simile, un dubbio ti viene).
    Detto questo, non so l’Olanda, ma l’Italia è il paese dei ficcanaso. (Mi dice la mia vicina che anche l’Egitto non scherza, anzi, dev’essere la solita deformazione mediterranea)
    Ma li vedete i miei figli? Vi sembrano infelici? Vi sembrano disturbati? Sono io la prima a stupirmi quando mi fanno i complimenti per quanto sono educati o sensibili o carini, ma è così: sono bambini equilibrati, sani e sereni. E allora non rompete, va’…

      1. Però anche sentire chiamare “Chiara” non risolverebbe: solo in classe di mia figlia 4 mamme si chiamano Chiara, senza contare la Trabella, la Bogo, la Petragnani, la Wonder, la Di Loreto…

  2. Ti può consolare? Anche F1, per un periodo alla scuola materna, si è messo a chiamarmi per nome, forse sentiva mia moglie farlo. Forse si sentiva una persona “rispettata alla pari” e, come io lo chiamo per nome, così lui mi chiamava. E anche qui nelle Milia gli occhi strabuzzavano! Ora ha smesso.
    F2 non l’ha fatto.

    Noi genitori ci chiamiamo quasi sempre per nome, io non la chiamo mai “mamma”. Con loro, però, dico “chiedi alla mamma…”.

    Tu sottolinea che è una decisione loro e che il rispetto per te lo vedi dal loro comportamento 😉

  3. Anch’io chiamavo in miei genitori per nome. Ho iniziato nella prima adolescenza, probabilmente per sancire il fatto che ormai fossi grande e alla pari con loro come persone 🙂 Solo negli ultimi anni di vita di mio padre sono tornata a chiamarlo babbo, perché il mio vecchietto mi ispirava tanta tenerezza e desiderio di protezione.

    1. Sai che a casa mia c’ è stata una cosa simile, ma protratta nella vecchiaia? io mi sono accorta da adolescente che mio padre, che con sua madre aveva un rapporto conflittuale ma strettissimo, nei momenti di buona quando erano tutti e due affettuosi la chiamava Peppì, e io ho adottato questo. Perchè mi sembrava che invecchiando comincino a mancare le persone (genitori, zii, sorelle, amiche) in famiglia che ti chiamano così come ti chiamavano da piccola (infatti nel paese in cui vivevamo la chiamavano Giuseppina, quindi Peppì era proprio una cosa sua di casa). E credo che volessimo compensare e usarlo come una nostra cosa più intima. Infatti tutti gli estranei mia nonna la chiamavano Nonna, e lei a volte rideva di questa contraddizione.

  4. Credo che dipenda dalle persone, dalle famiglie e che nulla di sbagliato ci sia in ciò che non ti infastidisce.
    A me che Ida mi chiami per nome non piace.
    Sono molto tradizionalista in questa cosa.
    So che non ha valore reale, ma così come non riesco a dare del tu a mia suocera, non riesco a farmi chiamare per nome da Ida.
    Non ho una motivazione razionale: non mangio il fegato e non mi faccio chiamare per nome da mia figlia.
    Detto questo: se a voi va bene…ma un bel chissenefotte? Alternato a vivielasciavivere che è sempre un evergreen.
    La gente sta male. Ma tanto.

  5. certe volte un sano “fatevi una forchettata di cazzi vostri” ci sta, eccome se ci sta, se non è per come ti chiamano è per come li vesti, per cosa gli dai da mangiare, per dove li fai arrampicare, attenta che si spacca la testa … grazie per i messaggi positivi, vorresti rispondere, ma ci vuole coraggio e non ce l’ho proprio e quando torno in Italia mi si fa il fegato grosso come un cocomero e vorresti urlare tutte le parolacce che conosci e ti trattieni e non vedi l’ora di tornare a casa tua. Un saggio ha detto (scritto) “le madri non sbagliano mai” amen. Una madre agisce secondo coscienza, secondo istinto e secondo razionalità, fa un bel frullato di tutto questo, tenendo ben presente il carattere e le personalità del piccolo, e poi decide. Mica sono cose facili, a volte certe decisioni sono frutto di lunghi ragionamenti, di sessioni interminabili col partner per capire cosa è meglio e cosa peggio, poi arriva pincopallo che con una frasetta pensa di dare il suo contributo di parere NON richiesto per la soluzione di un NON-problema …si capisce che per me il tema è caldo? 😉 tieni duro Barbara!

    1. Miranda, e vuoi chennon me lo immaginavo che anche tu ci lotti? A proposito, quand’ è che siete qui, che ci vediamo (mar`o, che ci dobbiamo dare gli appuntamenti su blog la dice lunga su come sono caduta in basso quest’ anno con la socialità, cosa sto insegnando a quei poveri figli?)

      1. io sto fino al 10 agosto, l’ultima settimana sola, proprio per evitare le situazioni di cui sopra mi sono inventata le vacanze disgiunte, prima settimana papà e pulce dalla parte paterna, poi arrivo io faccio ciao ciao e ce ne andiamo in vacanza (vera) noi tre, poi dalla parte materna, il papà dice ciao ciao e se ne va e io mi ciuccio i miei per un altra settimana, cosi’ ognuno si ciuccia i propri e ci scappa pure una vacanza vera e la pupa si fa in totale 4 settimane d’Italia, non male, no?

  6. Concordo tantissimo, è che certa gente prima di guardare e giudicare gli altri dovrebbe guardare a se stessa, poi son tutti bravi coi figli degli altri e la loro educazione è sicuramente la migliore, io dico andatevene, non li sopporto proprio

      1. Nemmeno io posso dire a tutti di andarsene, perchè son familiari, però ogni tanto la battuta “tu pensa ai tuoi che ai miei ci penso io” la faccio, mi rode proprio chi non sa far altro che pontificare sugli altri 😦

  7. Sono d’accordo su tutto il resto del post e sull’educazione…però anche a me non piace sentire un bambino che chiama mamma per nome. Poi però non sentenzio nessuno è una cosa che a me non piace ma non ti giudico che i tuoi lo facciano..però la stessa cosa dovrebbe avvenire da parte tua no? La frase “Che a dire mamma è capace qualsiasi imbecille figlio di qualsiasi cretina. ” la trovo particolarmente brutta….mio figlio mi chiama mamma ma non ha la tv in camera ne lo smartphone e non trovo sia un cretino ne lo sia io..

    1. Hai ragione Elena su quella frase, in effetti mi chiedevo anch’ io se fosse il caso di cambiarla o meno. Però nel frattempo ancora non leggo tutti i commenti, ma ce ne sono a chili, segno che o in estate tutti si annoiano 🙂 o che è un argomento che in molti sentono,. Fammi leggere tutto e mi scuso per la brutalità di quella frase, ma era per far capire bene (con parole che toccano, quindi ha funzionato) come mi sento io quando mi criticano i figli su cose che evidentemente solo in Italia sembrano fondamentali. Non era per offendere te o altri, era per far capire quanto ci offendiamo noi.

  8. Come hai ragione, solo noi conosciamo davvero i nostri figli e sappiamo secondo che principi li stiamo educando… non hai idea di quante mamme si sono permesse di criticare il fatto che abbiamo deciso di cambiare classe al primogenito… Per citarne una:
    “Perché sai, io sono convinta che i bambini debbano imparare a convivere anche con persone che non sono l’deale, perché così affronteranno meglio le difficoltà della vita!”
    Sì, certo allora io lascio un bambino di 7 anni in una classe le cui maestre scelgono come unico rimedio ai suoi “problemi” di distrazione e difficoltà di controllo del comportamento: l’isolamento per oltre un mese!!
    Un ottimo incentivo a migliorare, non trovi?

    (Scusa lo sfogo, ma è stato un anno durissimo…)

    1. Murasaki, accidenti, ma hai fatto benissimo. Poi questa cosa delle difficoltà che temprano io mica sono tanto d’ accordo? Sappi che in canna avrei anche un post sui pro e contro di cambiamento di classe/scuola. Se ti va di raccontarmi come è stato per voi scrivimi in privato, meglio se su Facebook che in estate e più semplice, mi trovi come Barbara Summa.

  9. Sai Barbara, con questo post mi hai fatto il miglior regalo di compleanno che potessi desiderare.
    Perché anche mio figlio mi chiama per nome, perché anche lui l’ha deciso da solo, perché anche lui mi contesta in modi così sottili e intelligenti che davvero pare io abbia fatto il migliore (o peggiore) lavoro del mondo come madre.
    E perché di reazioni contrarie ne ho avute a bizzeffe. Mia madre è distrutta, poiché anche lei (come tutti i nonni) viene chiamata per nome e ne ha fatto una ragione di vita e – soprattutto – di guerra con il nipote. E giù a dirmi che io non lo educo e non gli insegno le regole e creo un disadattato. E finché è mia madre …
    Ora ci si mette anche lo psicologo, certo non nei termini di cui sopra, a dire che definire il “ruolo” con i nomi del ruolo può essere importante. Perché negando il rapporto (?!!) mio figlio potrebbe da un lato sentirsi in una posizione di forza (e fosse per il nome …) e dall’altro potrebbe soffrire per la mancanza di una struttura che lo liberi dalla responsabilità di sentirsi già troppo grande.
    Io non riesco a vedere tutto questo, mi interrogo spesso su come dovrei reagire, sulla necessità di insistere per essere chiamata mamma quasi che io o lui potessimo davvero dimenticarci del ruolo. A me non pare che lui non sappia chi io sia per lui, non mi pare che lui fosse più sereno o “educato” quando mi chiamava mamma …
    Perdona la sbrodolata e che hai espresso pensieri che mi martellano dentro da mesi e … grazie!

    1. Ecco, martellavano anche me, infischiatene per quello che puoi e andate avanti sereni. Io credo che con questi figli stiamo facendo un gran lavoro e loro ce lo dimostrano giorno per giorno, crescendo. Sul parere dello psicologo aspè, adesso chiedo a un amico di venire a dirci la sua.

      1. assurdi gli psicologi guarda…..meglio starne alla larga….il mio primogenito chiama il papà per nome, anche lui ha deciso da solo, ma ha ben presente che ruolo abbia il padre e riconosce la sua autorità, è un bambino meraviglioso, educato e (non per vantarmi…..lo dicono tutti) anche molto intelligente. Ciao. Valentina

  10. Secondo me ci sono due casi diversi: se tuo figlio ti chiama per nome perché per qualsiasi motivo lo preferisce e a te non dà alcun fastidio… Perché no? Sono fatti vostri, come potrebbe essere un nomignolo, per esempio.
    Se pero’ il figlio chiama la mamma (o la nonna) per nome e a una o entrambe questo non fa piacere, allora forse un problema di fondo c’è, diventa della provocazione, un modo di dire “non ti piace ma io lo faccio lo stesso”, una ribellione, e va gestita come tale. Non è necessariamente un problema grave, ma rappresenta un problema diverso dal farsi chiamare mamma o meno.
    A me, per esempio, no farebbe piacere essere chiamata per nome dai miei figli: non so perché, ma mi piace essere chiamata mamma. Anzi, pure mamma in italiano, che i miei ci provano sempre a infilare “mummy” nei discorsi. In genere, se faccio presente che mummy non mi piace, loro rispettano la mia scelta. Ecco, il rispetto è fondamentale.

      1. Non so spiegare razionalmente perché “mummy” mi dà fastidio, soprattutto considerato che mi sono molto inglesizzata su tante altre cose! Pero’ e’ un po’ come se qualcuno storpiasse il tuo nome: se il nomignolo ti piace, siamo tutti d’accordo, se invece diventa un modo per stuzzicare allora no…

  11. Ehm. Trovo interessante che da expat ti senti il giudizio addosso ogni volta che torni a casa perché allora non è un’impressione quella che circola fra italiane quella di sentirsi giudicate dai “paesani” (oddio, mi levo anche di mezzo già che dato che mi conoscono assai in pochi qui, e generalmente stanno zitti, sicuramente questa cosa la risento di meno.).
    Su quello che gli italiani definiscono ‘disadattato’ ci sarebbe molto da discutere. Chi si ferma col rosso, chi paga le tasse, chi non si incanta a guardare le pubblicità cui culi nudi e non sogna un giorno di imitare Briatore… da noi rischia seriamente di diventare un emarginato. Ne vale la pena? :-)))
    Se posso, non ricordo di averti mai letta su questo registro, Mammamsterdam. Sicuramente nella vita fuori dal web ci saranno cose anche più importanti di cui non parli, ma volevo giusto chiederti come cazz fai a scrivere post e commenti che a me sembrano sempre luminosi di lucidità e calma, ed ecco che scopro che qualche volta sei umana anche tu 🙂 Ti volevo bene anche prima, ma adesso te lo devo proprio dire 🙂

    1. Close, pure io ti volevo bene ma adesso mi commuovo pure, fammi asciugare la lacrima. È vero il discorso expat e forse ci dovremmo mettere d’ accordo una volta a farne un discorso ampio tutte insieme. poi qui dentro ho sempre la serie Shaken not stirred in cui mi incazzo, ma in effetti non sono cose personali. E si, ci sono miliardi di cose che non scrivo (più) sul web e se ne sono accorti gli amici, che sono quelli che sfranteco a ripetizione e chissà come mai nessuno mi invita più a cena da qualche annetto, devo dire. Sul discorso calma e lucidità, allora vuol dire che la mia terapeuta è un genio, anche se non ci vado più per mancanza di tempo.

  12. eh. Il concetto do base è “se tuo figlio ti chiama mamma ha capito che sei la mamma, se invece ti chiama per nome non ha capito bene chi sei”? Apperò!
    Mio figlio mi chiama mamma, quindi ha capito chi sono (mi chiama anche maestra, a volte, è grave?E quando una mamma che ha più di un figlio si sbaglia, chiamando uno col nome del fratello è perché non lo riconosce??), ma c’è comunque tanta gente, una in particolare, che si arroga il diritto di dirmi “tu dovresti fare questo, questo e questo. Io al tuo posto non farei così, farei cosà.” C’è gente che è contenta solo così, pare…

      1. mia mamma ha 5 figli e 8 nipoti, e a volte ci vuole davvero un po’ prima che ti chiami col nome giusto, mi sa che gliela avrebbero dovita togliere da un pezzo la potestà 😉

  13. sono troppi due commenti sullo stesso post? se si’ non pubblicarlo e siamo apposto 🙂
    voglio raccontarti due episodi che mi hai ricordato con il tuo posto e con i vari commentiç
    1. amica dell’Università si lascia con il suo Amore e dopo un po’, incapace di starsene da sola, si mette col ragazzo-cerotto. Una sera mi confessa che spesso le scappava di chiamare il ragazzo-cerotto col nome di Amore, poi candidamente “meno male che ci chiamiamo tesoro e amore e cosi’ ho risolto il problema”. Da quel momento mi dico e mi impongo di non chiamare mai il mio Amore amore o tesoro o con vari nomignoli, perchè lui capisse che quando lo chiamavo era lui e solo lui che volevo!un po’ come il tuo “qualunque cretina può chiamarti tesoro”
    2. ex collega inglese in Italia con 3 figli bellissimi, intelligentissimi educatissimi, una sera siamo a cena con un po’ di colleghi e scopro che lo chiamano per nome, e io “che figo, si vede che avete un’impostazione nordeuropea” e lui, beh è nato un po’ per caso, per gioco e hanno continuato, ma mia moglie ad un certo punto ha detto loro “non mi sono fatta 9 mesi di gravidanza each, travaglio, vene varicose emorrodi ecc. per farmi chiamare dai miei figli nella stessa maniera in cui mi chiama chiunque altro” e la spiegazione l’ho trovata geniale ed è valida almeno quanto la tua che chiunque può chiamare la madre “mamma”.
    MOrale; il tuo sentire è tuo e di nessun altro, se il tuo utero materno risponde meglio al tuo nome che a “mamma” ok, se pensi che sia vero il contrario, come la moglie del mio collega, ok uguale. L’intimità e la complicità è oltre il come la esprimi, se non ti appartiene rischi di fare come la mia (ex) amica e “abusare” la parola senza sentirla tua….e che senso ha?

    1. Sagge parole. comunque sono sempre del parere che non è che perché ti sei fatta 9 mesi di gravidanza, vene varicose eccetera che devi costringere i figli a modificare la spontaneità con cui decidono di chiamarti. Io non ho niente in contrario che mi chiamino mamma e così non ho niente in contrario che mi chiamino Barbara e qualunque cosa decidano mi sta bene. Sono altre le cose e i motivi su cui puntare i piedi, ma giustappunto, a ognuno il suo. Mo senza stare a fare la figa citando Khalil Gibran che lo citano veramente tutti, ma seriamente, ditemi cosa ci dà il diritto di pretendere checchessia dai nostri figli solo perché li abbiamo messi al mondo? Ci siamo fatti un gran culo nessuno lo nega, abbiamo responsabilità che non finiscono con la maggiore età e quindi possiamo anche imporre certe nostre opinioni se questo è per quello che noi intendiamo come il loro bene, ma mica sono dei pupazzi nostri? E allora chi decide coscientemente di non farli i figli, vuol dire che è più coerente? Oddio, me ne sto andando OT da sola. Forse la differenza div edute in questo post è tra chi crede che i figli i debbano qualcosa per il fatto che ne siamo i genitori e chi crede che siamo noi a dover qualcosa a loro per averci permesso di essere i loro genitori, non so se sto dicendo una cavolata.

  14. io direi nè l’una e nè l’altra! se penso che devo qualcosa ai miei genitori entro nel trip dei sensi di colpa per essere andata a vivere lontana e aver fatto delle scelte che non approvavano, loro hanno fatto i genitori con me, con fatica, con errori, con dedizione ecc. come io la faccio con mia figlia e alla fine anche cosi’ li ricompenso e siamo uno a uno palla al centro. Diciamo che mi sento in pari nel bilancio dare avere della vita. A mia figlia, invece, devo tutto quello che le do e le darò, non di più! Ti portavo quell’esempio perchè mi faceva sorridere, non dico che avesse ragione nè torto, era il suo modo di vedere la cosa. Poi è chiaro che come genitori delle piccole o grandi imposizioni sono un male necessario, da cui non si scappa. Io non mi sono sposata e non ho battezzato mia figlia, sostengo che il battesimo è un’imposizione, appunto, ma qualcuno mi contesta che il non farlo lo è altrettanto e allora, signori miei, non se ne esce vivi, quindi ritorno all’origine del ragionamento, uno agisce secondo propria coscienza, secondo quello che crede e quello che lo fa stare bene e soprattutto secondo quello che crede sia il meglio per loro, ma senza metterci a tappetino però, altrimenti si fa il percorso opposto. A te sta bene sia mamma che Barbara, benissimo, ma se Barbara, per qualche motivo, non ti fosse stato bene, se fossi appartenuta alla categoria di donne che aspettano tutta la vita di essere chiamate mamma, sarebbe stato giusto trattarli da piccoli uomini e spiegare loro che per te era una cosa importante, indipendentemente dalle vene varicose, non sarebbe stata un’imposizione grave direi, ma di quelle che rientrano nel normale menage familiare e da cui non si può prescindere. Noi siamo quello che siamo e la pensiamo come la pensiamo e di tutto questo, inevitabilmente qualcosa trasmettiamo ai nostri figli, nel bene e nel male. Verissimo, dobbiamo sfuggire a questo concetto antico di figlio-proprietà che mi fa rabbrividire, figuriamoci, ma cos’è l’educazione se non insegnare quello che è giusto per noi e che magari in un’altra cultura non lo è. Dico solo rilassiamoci e facciamo del nostro meglio, di più non si può.

  15. Ma poi, gira e rigira, saran ben cazzi vostri come vi chiamate in famiglia? No perché sta cosa che uno debba sempre dover rispondere sulle proprie scelte educative ha da finì!
    Brava, ogni tanto scrivili i post da mommy blogger che le nuove leve hanno bisogno.

  16. Ci sarà sempre qualcuno che si sente un genitore migliore di te e si sente in dovere di dirtelo. Poco importa se poi tu apri gli occhi, guardi stranita il loro figlio che si sta arrampicando sul tavolo del ristorante sotto lo sguardo serafico del genitoreperfetto e pensi che forse è meglio essere imperfetti…

  17. ahahah Cara Mammamsterdam, io non ho figli e a me viene proprio da ridere a sentire che certa gente rompe le scatole su ste cose! Guarda io nell’adolescenza mi ero messa a chiamarli Mina e Pino, che volevano essere diminutivi irriverenti di mammina e papino. Del resto loro mi hanno sempre chiamata Tata, diminutivo di quel “patata” che mi spettava giustamente da neonata. Solo con le persone con cui siamo in totale confidenza ci si puó prendere la libertá di “ridare” il nome, succede con il migliori amici da ragazzini, a cui si affibbia un soprannome, succede con i fidanzati e -perché no?!- in famiglia.

  18. Mi pregio di avere (ben) educato mia figlia con una sola ed unica regola da cui lei ha poi dedotto tutte le altre: “LA TUA LIBERTÀ FINISCE DOVE INIZIA IL FASTIDIO ALTRUI”.
    Il corollario è: se tutti l’applicassero (e di conseguenza ognuno si facesse i ca…pperi suoi) si starebbe taaaaaaaaaaaaaaaanto ma taaaaaaaaaaaaanto meglio a questo mondo!!! no? 🙂

      1. più che altro sono pigra: discutere con gente che sa solo criticare (e che quindi troverebbe da ridire su qualunque cosa tu faccia/dica/pensi) è soltanto una gran perdita di tempo… 😀

  19. Ciao, non ci conosciamo, ma dopo aver letto questo post mi sono sentita chiamata in causa, vorrei darvi il punto di vista di una figlia…
    Quando ero più o meno alle medie ho cominciato a chiamare mia mamma per nome (anzi, con il diminutivo del suo nome) inizialmente perchè tutti i miei amici che la conoscevano la chiamavano così, perciò un po’ per gioco ho cominciato anche io… Negli anni ho capito che per me chiamarla mamma era troppo banale, lei è molto di più di una mamma per me, molto più di un’amica, insomma “mamma” non rappresentava abbastanza il nostro rapporto che è unico… Ovviamente se parlo di lei dico “mia mamma”, ma se mi rivolgo direttamente a lei continuo ancora oggi a chiamarla per nome. Probabilmente se avessi visto lo stesso atteggiamento nelle altre madri non l’avrei chiamata per nome, ma ho sentito il bisogno di differenziare il nostro legame da quello a volte troppo freddo, troppo semplicemente “educativo” che vedevo in molte mamme dei miei amici… Per fortuna le mamme di oggi sono cambiate, almeno quelle come voi, si capisce che il vostro ruolo ha mille sfaccettature…
    Scusate per il poema, e dite agli impiccioni che se i figli vi chiamano per nome è perchè siete mamme speciali ai loro occhi! 🙂
    Baci a tutt*
    Stefania

  20. aaaahhhh…mi ci voleva proprio! Il mio figlio maggiore – 5 anni e 3/4 – da un pezzo ci chiama solo per nome, il secondo mi chiama solo MAMMINA….il primo non è un bambino, è un rullo compressore, contraddistinto da una tenacia/cocciutaggine senza misura che pur di fare come dice lui gli fa beccare richiami/punizioni etc etc…, il secondo un tenerone furbacchione e al caso buggerone….morale della favola? il primo è talmente eclatante in tutto che lo beccano anche per le cose che NON fa, il secondo invece è APPARENTEMENTE più lineare e NON lo beccano spesso nemmeno per i guai che combina….il risultato è che gli adulti identificano il chiamarci per nome del primo come MANCANZA DI RISPETTO mentre sul secondo fioccano i complimenti….forse al mio primogenito devo insegnare non tanto a chiamarmi MAMMA quanto piuttosto a disperdere le sue energie e cocciutaggine in modo più proficuo e a farsi un po’ più furbo, come suo fratello!!!!
    In bocca al lupo MAMMAAMSTERDAM e complimenti, le necessità e le scelte di vita che avete fatto anche in merito al posto in cui vivere offriranno risorse e capacità incredibili ai vostri figli!

  21. Ho passato un’ora piacevolissima leggendo la vostra conversazione, grazie
    (I miei figli mi chiamano mamma sarà per questo che hanno preso il sopravvento, troppa confidenza?)

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