Shaken not stirred: delle telecamere nelle scuole, trias politica e stato di polizia

Va bene, avrete letto o sentito tutti delle due insegnanti che seviziavano un ragazzino autistico a scuola, riprese dalle telecamere dei carabinieri che all’ ennesimo eccesso sono intervenuti ad arrestare le donne e liberare il ragazzo. Io mi sono rifiutata di vederlo quel video, ma so che la gogna mediatica sta facendo il proprio lavoro. Non lo guardo perché non ho lo stomaco, lo trovo immorale, e non aiuta nessuno con quello, tranne fare il gioco delle tendenze forcaiole necessarie per non cambiare le cose ma mettere alla forca il colpevole casuale del momento e la soluzione inutile sospinta dalle emozioni indignate temporanee. Io non mi diverto a guardare una persona che viene seviziata e maltrattata, neanche se la visione la ammanto di indignazione e buone intenzioni. Però la prevedibile proposta di mettere adesso delle telecamere in tutte le scuole per proteggere i nostri figli, mi sembra l’ ennesima stronzata e vorrei riprendermi dall’ indignazione per dire a mente fredda perché a mio avviso ci stiamo di nuovo scavando un pezzettino di fossa con le nostre mani. 

Fatemi fare un passo indietro. Secondo voi, come genitore e cittadino, dopo la sentenza Cucchi, dopo la vicenda Aldrovandi (e qui), dopo la mai risolta morte di Niki Aprile Gatti, io posso stare tranquilla nel chiedere informazioni a una pattuglia o nel dire a mio figlio quando va in giro: mi raccomando, se vedi una situazione strana, rivolgiti alla polizia, ferma una pattuglia, telefona al 112? Sapendo che rischio, perché è successo, che qualcuno mi telefoni ore e giorni dopo per dirmi che hanno bisogno della mia autorizzazione per l’ autopsia?

Mi posso fidare delle forze dell’ ordine e della magistratura? Certo che si. Con il cuore pesante e sapendo che ci sono fior di mele marce ovunque, e purtroppo anche tra chi la legge da dovrebbe tutelare, ma certo che mi devo fidare. Nonostante i fatti. Perché qualsiasi altra alternativa alla trias politica di potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario non credo mi faccia bene, abbiamo già avuto un ventennio di fascismo a ricordarcelo, ma pare ce lo siamo dimenticati.

E quindi devo credere nel potere legislativo, nonostante il grosso di chi sta a legislare, stipendiato da noi, non mi ispira ne fiducia né  rispetto, ma sono personalismi.

Devo aver fiducia nel potere esecutivo, nonostante ci siano volumi di abusi compiuti dalle forze dell’ ordine, e mi limito, per brevità, a dire Bolzaneto.

E devo aver fiducia nel potere giudiziario, e questo nonostante l’ opera di delegittimazione della nostra magistratura, che va avanti da anni, e nonostante certe sentenze che fanno rabbrividire, ma anche quelli sono incidenti.

Quello in cui invece non ho alcuna fiducia sono tutti gli episodi in cui cerca di distrarci dalle cose che veramente contano nella vita. In cui il mostro, l’ assassino, la bestia, il capro espiatorio sono la grata distrazione temporanea con cui intortarci mentre passano senza un bù! provvedimenti che davvero limitano la nostra vita e la nostra libertà.

E allora no, non sono per niente convinta che la soluzione siano le telecamere in ogni scuola. In ogni asilo. In ogni ufficio. In ogni negozio. In ogni casa, così sistemiamo pure la questione delle violenze domestiche. Random per le strade. Questa è l’ ennesima cortina di fumo con cui toglierci dei pezzetti di pensiero e autodeterminazione.

Perché per quanto sia atroce scoprire che in nostri figli, per obbligo di legge (frequenza scolastica) siano costretti a passare gran parte della giornata  a scuola, e non sappiamo se sono davvero al sicuro a scuola (ma non lo sono neanche a casa, visto che statisticamente il grosso degli abusi è compiuto in famiglia) non è la telecamera che mi risolve le seguenti cose di base:

– i tagli con cui stanno svuotando la nostra scuola del significato che ha nel crescerci liberi, autonomi e cittadini. I sudditi ignoranti sono molto, ma molto meglio e non fanno domande difficili e richieste inutili.

– edifici scolastici a rischio, cercatevelo su internet, ma vostro figlio a scuola fa prima a morire per un tetto crollato che per mano di un insegnante sadico, e anche di questo ci sono episodi documentati. Con il costo di telecamere ovunque, che adesso ci torno, non si possono mettere in sicurezza almeno un po’ di edifici scolastici? Dotarli di computer, biblioteche e insegnanti di sostegno qualificati? Troppo semplice.

– Invece di fare concorsi alla cazzo di cane per selezionare gli insegnanti, e test Invalsi assolutamente inutili, ridicoli e controproducenti, tipo quello che inculcava recentemente ai nostri figli che certo, nelle società umane il maschio e geneticamente superiore alla femmina, vai e fatti uccidere, donna in quanto donna, perché è nell’ ordine naturale delle cose,  perché non si parte dalle basi, si riconosce che quello dell’ insegnante è un lavoro qualificato e logorante e che non puoi umanamente mettere chiunque in classe per mancanza di fondi? In tutto il mondo le statistiche dimostrano che uno dei rischi professionali più alti per gli insegnanti è quello dei disturbi psichici. E ce lo risolve la telecamera questo problema e il costo umano che comporta?

E poi se gli argomenti di fondo sono troppo complicati parliamone della fattibilità di queste telecamere: quanto costano, quante ne servono, dove prendiamo i soldi. E, altra situazione tipica, dopo che le abbiamo messe, chi paga la manutenzione, chi le guarda le immagini riprese per intervenire in tempo? Riqualifichiamo i bidelli e li mettiamo di fronte a 30 schermi per seguire in tempo reale in quale aula Pierino si mette il dito nel naso, quando i bulli massacrano di botte in bagno le loro vittime e quando la maestra spallina? E se succede, che fanno questi, chiamano il 112? E come sappiamo se poi arriva il prode carabiniere che ha salvato il ragazzo autistico, o magari uno degli assassini Aldrovandi, coperti dai loro sindacati che hanno avuto la faccia di andare a fare stalking alla madre sotto il suo ufficio? Di cosa dobbiamo avere veramente paura, delle telecamere, di chi le gestisce, o di chi interviene?

A me la telecamera sembra una cazzata e fatemi esser pure cinica, una cazzata che va a portar soldi all’ ennesimo fornitore ammanicato, perché nel bando ci sarà scritto che devono avere per legge il pulsante a destra sottosopra, e qualcuno che scrive il bando avrà saputo che la caratteristica unica di quel produttore è quella. Perché chi partecipa ai grandi appalti ha sempre la caratteristica unica perfettamente inutile che permette a chi vuole favorire un fornitore, piuttosto che un altro, di renderlo l’ unico partecipante perfettamente adempiente.

Quei soldi si potevano usare per le persone, per formare meglio il personale, aggiungere le cose ottime e umane che suggeriscono gli addetti ai lavori, come lo psicologo scolastico e i controlli regolari, che quelli si che prevengono e intervengono per tempo.

Ma le misure eccezionali di emergenza non servono a formare cittadini felici, servono a far vincere l’ appalto a chi si vuole, a chetare le coscienze e a dirottare la nostra giusta indignazione e protesta verso le cortine di fumo ottime per non cambiare nulla.

A guardare i commenti che si leggono su internet viene veramente paura. Ma ah, già, mi dicono che quello che succede su internet non è vita vera, è solo virtuale. E che è brutto limitare la libertà della rete con leggi apposite. Che bastano quelle che abbiamo già.

Ecco, allora riditemi daccapo com’ era la storia della trias politica, della fiducia nel potere legislativo, esecutivo e giudiziario.

No, perché capite che fare un ulteriore passo verso uno stato di polizia, gradatamente, senza accorgercene, e con il tipo di polizia che abbiamo, sinceramente mi fa proprio paura.

Leggetevi Chomski e le sue 10 regole della manipolazione mediatica, va, se i tagli alle scuole e la videocrazia non hanno fatto di voi quel 30% di analfabeti funzionali di cui siamo ricchi. E poi ditemi quanti di questi punti riconoscete

 

 

 

18 thoughts on “Shaken not stirred: delle telecamere nelle scuole, trias politica e stato di polizia

  1. Concordo su tutta la linea. E quelli/e che sputano sentenze e insulti su FB (non ho né visto il video né tantomeno letto i commenti ma credo di poter dire serenamente che me li immagino benissimo) hanno almeno qualcosa da fare che li fa sentire buoni e virtuosi, li distrae dal cercare di capire (o anche solo dal percepire) questioni più complesse, ne soddisfa gli istinti forcaioli e non costa nulla, né in termini economici né di impegno neuronale o fisico, tanto stanno già lì nella piazza virtuale a condividere l’ennesima bufala, l’ennesima massima di Gandhi o l’ennesima foto di tramonto/bambino sotto chemio/micetto maltrattato.
    (Ma queste maestre impazzite, possibile che servano le telecamere, ma le colleghe, il personale ausiliario, possibile che nessuno se ne accorga e non dico le denunci ma le fermi, proprio fisicamente?)

    1. Sulla tua ultima domanda posso solo dire che i bulli sono vigliacchi e trovano sempre il modo di non farsi beccare dalle maestre. E ci riescono, di solito, proprio perché vigliacchi. Ma da quello che ho letto qui si tratta di disordine mentale, manco la normale depressione o disagio di chi è sfinito dal lavoro. Però ripeto, mettere su dei meccanismi che funzionano proprio per scoprire e segnalare per tempo queste situazioni, costa meno, secondo me, di qualsiasi telecamera e sua manutenzione.

      1. Purtroppo, per svolgere una professione di aiuto basta studiare e quello, diciamocelo, lo possono fare in molti. Ci puoi mettere 5 anni, ce ne puoi mettere 10, ma alla fine quando hai un pezzo di carta sei libero. Sta allo scrupolo personale del singolo domandarsi se si sta facendo bene oppure no. In Italia vige anche il costume di non accogliere le lamentele, di non sottoporle a verifica e così si è perso il principio per cui se subisci un torto è necessario denunciarlo per preservare altri dalle ingiustizie che hai subito tu stesso. O subisci ritorsioni o la tua lamentela cade nel vuoto. Le educatrici in questione avevano una discreta età, dubito che non si sia mai lamentato nessuno o che i colleghi non sapessero. Io il filmato l’ho visto, per ragioni professionali, per capire. Dubito seriamente che persone così fossero normali anche negli altri ambiti della propria vita.
        Così come dubito che persone, in grado di torturare le persone come successo nei casi da te citati, siano normali anche a casa, tra gli amici e i parenti. Se sei normale non ti metti con altri 3 tuoi colleghi a spaccare due manganelli sulla schiena di un ragazzino che potrebbe essere tuo figlio.
        Questo vale per qualunque professione, per la mia (sono psicologa), per quella giudiziaria, quella medica, per quella di genitore. Mi chiedo come mai per le professioni più delicate una lamentela non insinui il dubbio che qualcosa non va e non sia mai obbligatorio che qualcuno di più esperto dia una mano ai più giovani, che vengano espulse persone inadatte al al lavoro o che ci siano supervisioni costanti.

  2. hai ragione, barbara. Condivido tutto. e sulla magistratura, che dirti? prima di tutto, e non è difesa d’ufficio né fuga dalla critica ma solo il tentativo di fornire un contributo serio, si deve dire con chiarezza che è impossibile parlare con cognizione di causa dei processi senza conoscere gli atti. So per esperienza diretta che i resoconti giornalistici sono uno strumento completamente inaffidabile. E poi, bisogna anche che si sappia che arrivare ad una condanna è una cosa molto, molto complicata. perché si procede per fatti specifici a carico di persone specifiche, con regole procedurali spesso antintuitive e poco funzionali, e bisogna avere le prove certe di come sono andate esattamente le cose, e di chi esattamente ha fatto cosa, in quel momento, in quel posto. Altrimenti, devi assolvere, anche se, per ipotesi, hai la certezza che, in ogni caso, le cose non sono andate come sarebbero dovute andare. E qui, come sappiamo, il testimone chiave non ha potuto raccontare quello che era successo – perché era morto.
    dobbiamo attendere le motivazioni, come dicono gli avvocati migliori, e poi da lì ripartire. Quanto alle modalità di condotta delle parti nel processo, invece, questo certamente può essere oggetto di valutazione e di critica immediata.

    1. Mi fa un gran piacere che tu abbia voluto intervenire Betta, perché è grazie a professionisti del diritto, che mi sono amici o che frequento per lavoro (vedi che a fare la traduttrice legale si imparano molte cose su atti e procedure) io diffido sempre sulle facili critiche a un processo. Abbiamo avuto tutti gli amici che a 19 anni si iscrivono a Giurisprudenza per via del loro grandissimo senso di giustizia e già sai che andranno incontro a disillusioni. Eppure, ripeto, finora è il sistema migliore che siamo riusciti ad inventarci e occorre sapere come funziona per applicarlo. È come dire a un gelataio artigianale che fa un gelato buonissimo ma dovrebbe specializzarsi in quello senza zuccheri aggiunti per chi sta a dieta. Eh, ma se nel gelao non c’ è un minimo di X% di zucchero non gelatizza, quindi di che stiamo a parlare? Ma nella vita siamo tutti gelatai e tutti giudici.

  3. Dopo aver letto tutto il tuo blog al rovescio (così i figli invece di crescere diventano più piccoli e le mamme invece di invecchiare ringiovaniscono) sono finita qui. Complimenti per il blog e ancora più complimenti per i tuoi bambini, che mi fanno fare spesso tante risate! Io e il fidanzato bassista sogniamo da tempo un viaggetto ad Amsterdam, specie da quando i nostri migliori amici ci hanno passato una settimana e son tornati mezzi sconvolti dal grado di civiltà (anche se siamo gay, potevamo baciarci senza problemi, nessuno che ci guardava infastidito!) e dalla bellezza dei parchi, anche se forse i coffee shop hanno contribuito. Leggere di tutte le cose belle che ci sono lì è un po’ come viaggiare, specialmente perchè sembra tutto diversissimo dall’assolata Sicilia! Qui al momento di positivo c’è solo il clima (neppure il mare, ce lo hanno inquinato), ma quello non è certo merito dell’amministrazione regionale. Al momento sono solo una studentessa universitaria disperata, ma mi piacerebbe un giorno potere insegnare italiano lì al nordissimo (considerando che da dove abito io Roma è già un sacco al nord, voi in Olanda state a nordissimo), visto che purtroppo qui l’unica possibilità che abbiamo noi giovani quasi laureati è aspettare il pensionamento dei nostri insegnanti di liceo. Leggendo della tua vita, di come ti sei trasferita e hai costruito una famiglia lì, mi piace sognare e immaginare che anche io un giorno forse avrò una finestra-acquario e forse imparerò ad andare in bici…
    Grazie per i giri in città che fai fare a noi viaggiatori virtuali e scusa se mi permetto di darti del tu, ma qui su internet sembra quasi che le differenze di età e i chilometri di distanza siano poco importanti.
    Un saluto speciale a Ennio e Orso, che non ho mai visto ma mi stanno tanto simpatici!

    1. Grazie per i complimenti, torna, fatti sentire, ma cominica a pensare a qualcosa di meglio dell’ insegnare italiano per mantenerti o ti conviene restare in Sicilia. Però se ti va una volta scrivimi che ne parliamo

      1. Ti prego, non distruggere le speranze di noi poveri giovani anche tu! Qui in Sicilia un posto come insegnante me lo sogno, in Italia è tutto fermo da molto tempo e le uniche possibilità di insegnamento immediate sono il trasferimento in un paesino sperduto del nord, lontana non solo dagli affetti, ma anche dalla frenesia e dalla magia delle grandi città, oppure l’assunzione in una scuola privata per 200 euro al mese, “così faccio punteggio”. Noi poveri giovani, di adulti che ci ripetono che il mercato è fermo, non ne possiamo più. Qualsiasi cosa vogliamo fare ci viene ripetuto che “al momento è impossibile”. Diventa così difficile passare i pomeriggi estivi chiusa in casa a studiare (e qui ci sono 30 gradi almeno, i ragazzi più giovani sono a mare da un pezzo). Diventa impossibile trovare stimoli nei momenti di crisi, perchè ti viene da pensare che stai facendo mille sacrifici per niente, sarai uno dei tanti laureati disoccupati che ci sono in giro e della tua media alta o della laurea conseguita in tempo non importerà a nessuno. Ci viene ripetuto così tanto spesso che il lavoro non arriverà, che preferiamo sognate una ipotetica vita all’estero. Non chiediamo molto, una famiglia, uno stipendio per mantenerci. In Sicilia di fabbriche non ne abbiamo, le uniche della costa orientale sono quelle di Priolo e Gela, dove i bambini nascono con sei dita e le malformazioni alla nascita sono il doppio della media europea. Allora tutti i ragazzi che vogliono proseguire gli studi (moltissimi, che anche chi sarebbe disposto a imparare un mestiere non ha possibilità di farlo, quindi tanto vale temporeggiare e studiare) si riversano nelle università. In particolare vogliono fare tutti gli ingegneri, i medici o gli avvocati, ovvero fare soldi. C’è poi chi ha una passione e, pur consapevole che sarà una strada difficile, che dovrà andare via di casa (e no sarò infantile, ma io la mamma sola soletta non la vorrei lasciare), ignora il mercato e si iscrive nell’università che ha sempre amato, anche se di laureati in lettere il mondo è pieno. Se mi levi anche la speranza di fare quello che mi piace veramente, davvero non saprò più cosa fare. Lasciatemi almeno sognare una casetta azzurra ad Amsterdam, almeno per il tempo che mi serve a prendere questo pezzo di carta, dopo avrò l’occasione di essere delusa.

      2. Cara, ti capisco perfettamente e l’ ultima cosa che vorrei fare è toglierti una speranza che ti permetta di andare avanti. è importante avere dei sogni, ma la botta di realismo a mio avviso è indispensabile per realizzarli questi sogni. Allora se vuoi andare fuori attaccati a youtube e perfeziona tutto l’ inglese che puoi. Venire in un paese di cui non sai la lingua con l’ ambizione di insegnare la tua che è lingua marginale, mi spieghi dove ti porta? RTe lo dico io, che ci sono passata e ci ho visto passare tanti: a frustrazioni, disillusioni, voglia di chiederti chi te l’ ha fatto fare. tutte sensazioni che non ti aiutano a raggiungere il tuo obiettivo. Allora ti direi: comincia a pensare bene a cosa vuoi tu. Lo sguardo realistico di dire cosa ti impedirebbe di restare in Sicilia ce l’ hai, per questo mi permetto di invitarti ad usare queste risorse a tuo favore, per costruirtelo un futuro. In questo momento mi verrebbe da dire che un futuro in Italia e in Sicilia, per gli ottimi motivi che dici tu, non ce l’ hai. Cos’ hai allora? Pensaci bene. Intanto un minimo sei venuta fuori, però prima di sognarti un futuro, mettini nei panni opposti, ovvero fingi di essere una tua coetanea rumena, spagnola, egiziana che dice: voglio realizzare il mio sogno, vengo in Italia per farlo e mi sogno una casetta di pietra di fronte al mare. cosa sa are questa tua coetanea? Riempilo con quello che sai fare tu. Che possibilità ha? Le tue. cosa dovrebbe fare per realizzare i suoi sogni in maniera realistica? Pensaci sopra. Poi per inmformazioni concrete scrivimi quando voi anche in privato e ne parliamo. Però se vieni da me che nel 2000 avevo una fantastica scuola di lingue ad Amsterdam con decine di corsisti a ogni stagione per tutte le lingue europee, ho persino organizzato corsi di portoghese e neogreco che erano le lingue meno richieste del globo, e adesso non ho più nulla, capisci per favore che non lo dico per farti un dispetto ma per evitarti una delusione. E adesso fai i tuoi esami, che quello che sai non te lo può togliere nessuno, ripassa l’ inglese e riscrivimi. Ce la farai, ma bisogna saper stare al modno e io l’ ho imparato troppo tardi e a spese mie. E oggi è infinitamente più difficile di quando ho cominicato io. In bocca al lupo.

      3. Grazie mille per la risposta, hai ragione quando dici che devo pensare a quello che so fare. Francamente, visto che sto per finire la triennale in lettere (latino permettendo), pensavo a prendere la specialistica a Bologna e nel frattempo frequentare qualche corso di lingua serio per avere degli attestati validi a livello europeo. Poi credo che farò qualche master in didattica, nella speranza che possa essere di qualche valore… In ogni caso ho ancora due anni pieni davanti a me e la (vana) speranza che questa crisi prima o poi debba finire. Nel frattempo spero di avere la possibilità di passare un po’ di tempo ad Amsterdam per rispolverare i ricordi (antichi) che ho della città… Grazie ancora per le tue risposte, ti seguirò sicuramente!

      4. Se il tuo obiettivo è insegnare, si assolutamente la specialistica, solo che non avevo capito. Il fatto è chiunque sia venuto a farsi una canna o un van Gogh ad Amsterdam decide che insegnare italiano è il miglior modo di mantenersi e restare qui, e si improvvisa insegnante della propria lingua. Per carità, lo hanno fatto persone che poi davvero di corso in corso si sono create una grande esperienza, ma insomma, ho visto passare di tutto e sono diventata cinica. Il punto è che se vuoi lavorare all’ estero, forse per il master ti conviene guardarti intorno e pensare a qualcosa di più spendibile lavorativamente, cosa che ovviamente le materie umanistiche e di comunicazione non sono in linea generale. A questo punto mi sento più di dirti di venirtelo a fare in inglese un master nel Paese che ti piacerebbe di più tentare, che magari scopri materie che da noi ancora non vengono insegnate in questo modo. Conosco parecchi che lo hanno fatto.

      5. A Bologna c’ è la Madrelingua Bologna, una scuola omonima della mia e che ho conosciuto perché mi arrivavano sempre le loro mail, mi sono fatta l’ idea che siano molto seri, vedi loro per i corsi di inglese semmai.

      6. Vedremo, al momento pensavo di prendere una certificazione riconosciuta a livello internazionale, mi piacerebbe prendere il pet quest’anno e il first l’anno prossimo, per poi eventualmente tentare l’advance. Gli esami Cambridge sono validissimi, in più su internet ho trovato un corso sfecifico che certifica la capacità di insegnare italiano come lingua seconda tenuto dall’università di Siena. Te però che prima io debba prendere la specialistica,, altrimenti non raggiungerei i crediti necessari all’insegnamento. Grazie mille per i consigli comunque!

      7. Quel corso che dici e che conosco, tocca vedere quanto aiuti a trovare lavoro, i miei insegnanti raramente lo avevano e in genere lo trovo un modo per buttar soldi. Ma impari delle cose, è vero, solo che non è il titolo che aiuta. Comincia a cercarti un manuale di glottodidattica e leggi intanto quello.

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