Sopravvivere alla (pre)adolescenza

IMG_3948Ho spesso detto che chiunque si sia inventato la frase: “si, ma è una fase, poi passa” a proposito dei figli  (e tutto il resto nella vita) è un benemerito dell’ umanità. Perché si rotola da una fase all’ altra senza soluzione di continuità e se uno si fermasse veramente a riflettere quanto neuroni si carbonizzano nel frattempo, si farebbe sterilizzare prima di raggiungere la pubertà. Ma non lo facciamo, per fortuna, poi però tocca aiutarsi tra di noi per sopravvivere.
E in casa Diga come va, nel frattempo? Bene, grazie. La mia anima di abruzzese superstiziosa vorrebbe incrociare l’ incrociabile nel dire ciò, e mettersi in mano un paio di amuleti, ma siamo donne di mondo e rinuncerò facendo la nonchalante e sperando che nessuna forza cosmica decida di punirmi per aver solo osato pensare che esistono anche fasi tranquille. Che la Hybris c’ è e ci vede benissimo.

Me ne sono resa conto grazie a un ritardo ai colloqui genitori. In genere ci danno 10 minuti per discutere i progressi del pargolo e la pagella che nel frattempo abbiamo letto, e ci si prenota su fogli appesi fuori dalla classe. Al massimo quindi incroci i genitori prima e quelli dopo di te, ma così, un secondo per dirsi buonasera. A questo giro invece i primi erano in ritardo di 20 minuti e noi ci siamo ritrovati a fare salotto, e io a consolare la madre dell’ amichetto preferito di Ennio, che dopo una figlia maggiore carinissima, sensibile, dolce e che adesso ha iniziato le superiori e va come una scheggia, ha amiche, è felice, si è ritrovata come un macigno in testa la crisi adolescenziale del secondo figlio decenne. Che se me lo avesse detto solo un anno fa avrei pianto sulla sua spalla.

Posso dirlo ufficialmente, il periodo durissimo di Ennio prima e dopo l’ estate (pare) si stia calmando. Non è più incazzato con il mondo, non risponde ringhiando, a volte collabora, persino, non prende più a calci random il fratello (il che non significa che ogni tanto non si scatenino episodi che Caino e Abele in confronto erano tutti loveandpeace, ma adesso almeno avviene dopo motivata e spesso reiterata provocazione di uno dei due e siamo quindi nella norma).

E con lui stiamo tirando il fiato pure noi, perché davvero, come mi ha appesantito le vacanze questa crisi, e come l’ ha appesantita a tutti i presenti, tranne la felice parentesi di 3 giorni da solo a casa dell’ amichetto Alessandro, non se ne poteva più. E dopo le vacanze il faticoso rientro a scuola, la gamba rotta, l’ ospedale, il gesso, la convalescenza, la noia dell’ immobilità, le crisi di sconforto, le inenarrabili rotture di scatole in uno dei periodi più faticosi delle carriere mia e del padre, lasciamo stare.

Però intanto cresceva e seminava tante cose bellissime. Ha smesso di ciucciarsi il pollice perché  l’ha deciso lui e in due giorni, trac. Il che mi consola per tutte le eventuali future liberazioni da checchessia rituale consolatorio che ammorbidirà gli atterraggi e i capitomboli della psiche, ma quanti danni al corpo, signora mia. In due mesi è cresciuto di due misure di scarpe, il 38 l’ abbiamo saltato a piè pari. con la fisioterapia sta scoprendo delle cose sulla sua postura e il suo corpo che noi femmine che facevamo ginnastica artistica, balletto, Pilates, arti marziali e aerobica avevamo acquisito, ma questi maschi che giocano a calcio o hockey o rugby, diciamocelo, più della motricità del sacco di patate non è che vanno, senza stimoli esterni.

A scuola si annoia e sta un po’ indietro con il programma e un po’ avanti con gli interessi, nel frattempo ha iniziato a studiare la chitarra, colei che non può essere nominata gli ha insegnato gli accordi di Smoke on the water e così la deriva Laura Pausini di quest’ estate forse forse si sventa da sola.

Sta facendo tutto da solo, intendiamoci, noi altri tre, compreso il fratello piccolo che nonostante un paio di crisi profonde sue in questo periodo è stato davvero zen e ammirevole (ignorandolo quando lo doveva ignorare e filandoselo quando se lo doveva filare, e pestandolo quando anche questo era necessario e inevitabile, ecco) noi ci abbiamo dovuto mettere solo pazienza infinita, innumerevoli mozzicate alla lingua e farlo cuocere nel suo brodo quando non si poteva fare diversamente, ma non più di 5 lunghissimi minuti e ripescandolo immediatamente dopo con la schiumarola.

E anche così pare che non ci sia riuscita ad essere zen. Proprio la settimana scorsa ho chiamato la mia amica Flavia che ultimamente sento troppo poco, e lei ha esordito dicendo: “Guarda che anche se non mi senti io ti leggo e tu la devi piantare di stare addosso al quel povero Ennio, o te lo faccio togliere dai servizi sociali per provata rottura di scatole materna”.

Cioè, io che mi sentivo tanto zen al mondo esterno devo fare questa impressione disperata. Come ci si sbaglia nella vita.

E in quest’ ottica mi tocca piazzare una roba che ho avuto sullo stomaco per almeno 6 mesi, una cena con un gruppo di donne appena conosciute carucce e ben intenzionate che mi hanno dovuto spiegare come e qualmente io stavo sbagliando con i figli che sarebbero diventati dei disadattati nella vita e avrebbero fatto vedere i sorci e niente, non ce l’ ho fatta a spiegargli che un’ osservazione di due giorni delle nostre dinamiche in quel periodo non era assolutamente significativa della normalità, in cui, vivaddio, stiamo rientrando.

Che io sul momento me le sarei solo mangiate vive dicendogli: ma voi, i figli vostri li avete MAI guardati bene, prima di dirmi dei miei (compresa quella senza figli, che come sempre capita nella vita ha la serenità di spirito e tutti i neuroni al suo posto per dettare al mondo le sue teorie pedagogiche, che poi gli diresti: vieni qua, bella de zia, eccoli qui e io ripasso fra 15 giorni, solo che una cattiveria del genere nessun genitore la farebbe a un non genitore, anche per amore dei propri figli). Ma uscivo dalla scuola forzatamente zen a cui mi costringevano le intemperanze filiali , cosa che mi è servita grandemente nei mesi successivi, per esempio in quelle dinamiche di carriera che vi dicevo. E invece glielo vorrei far vedere adesso, il figlio disadattato, come sta tanto meglio e io con lui.

Insomma, a parte un paio di sbrocchi, ce l’ abbiamo fatta. e se ce l’ abbiamo fatta noi, ce la può fare chiunque.

Quindi l’ altro giorno sono riuscita a tranquillizzare la povera collega madre di preadolescente maschio che ormai aveva esaurito la lista di motivazioni (non si trova bene in classe, i voti sono calati per mancanza di concentrazione, non si prende con la maestra, a casa è insopportabile e ha messo al silenzio il fratellino piccolo, HA RIFIUTATO di mangiare al Mc Donald promessogli per pura tigna, dopo aver rognato ogni 30 secondi per due ore: quando andiamo al Mc Donald – da noi era quest’ estate, nelle spiagge più belle della nostra vita, ogni cinque minuti il ringhio: quando torniamo a casa?).

Non preoccuparti, cara, è così ma poi gli passa, non è colpa tua, non stai sbagliando niente e la concentrazione a scuola tornerà, vedrai. E noi non possiamo fare assolutamente niente per accelerare il processo, possiamo solo migliorare la vita a tutti facendocene una ragione, non raccogliendo le provocazioni e ripetendogli fino alla nausea che lo amiamo così com’ è, in attesa dei momenti in cui viene davvero a farsi confortare, perché povera stella hai voglia a dirgli che è normale e ci siamo passati tutti, la vita dura ce l’ ha lui in quel momento e non può controllarla in nessun modo.

Insomma, l’ arma per sopravvivere a una crisi adolescenziale con tutti i crismi per me è stata:

  • tanta compassione, pensando a come doveva essere dura anche per lui,
  • tanta memoria, ricordandomi come ero insopportabile io, col senno di poi, da adolescente
  • tanta camomilla, e verso gli ultimi mesi mi si sono intensificate le attività di sommelerie, e quindi, più alcol del solito, che aiuta tanto un goccetto al momento giusto, purché non diventi un vizio
  • tanto humour, lui non lo capisce ma a noialtri alleggerisce l’ atmosfera
  • tanti sbrocchi, ma preferibilmente a porte chiuse con altri adulti comprensivi
  • tante coccole, a volte le rifiuta, ma ti accorgi che ne sta uscendo quando torna spontaneamente a farsi abbracciare e baciare. E a noi è servito mascherargli le coccole come massaggini per la gamba rotta, che quando uno sta messo così la terapia tattile funziona sempre, anche quando il paziente la rifiuta.

Adesso incrocio le dita fino alla prossima fase.

 

24 pensieri su “Sopravvivere alla (pre)adolescenza

  1. Stampo e conservo per il futuro. E la frase sulle fasi e’ una delle poche cose intelligenti che mi dissero quando nacque la Squatter.A differenza di “dormi adesso che poi non potrai piu'” che mi metteva un nervoso….

      1. già… come se tempo passato dormendo si potesse accumulare ed usare all’occorrenza stile “carta esci subito dalla prigione” di Monopoli…

  2. ammiro il tuo autocontrollo con le non-mamme saccenti… io quelle non le reggo proprio e l’istinto di morderle alla giugolare è fortissimo 😀
    Non ci crederai, ma NONOSTANTE TUTTO (ed in questo tutto metti le stronzaggini degli altri nei suoi confronti, che ben conosci), la preadolescenza e l’adolescenza della mia ranocchietta sono passate lisce e quasi impercettibili. Meno male, perché io già sto alla canna del gas per conto mio, chissà come ne sarei uscita distrutta.
    Ho visto però altre mamme andare fuori di testa ed iniziare delle lotte aperte, che personalmente trovo inutili e controproducenti, ma più che dire loro “keep calm and go on” non posso… perché un conto è giudicare dall’esterno (pur con esperienza di mammitudine) e un conto è vivere la situazione. Anche perché non c’è un manuale di sopravvivenza genitoriale applicabile a tutti, visto che, per fortuna, ogni ragazzo è diverso.

    1. no, ma quale autocontrollo, ero sfinita, in realtà se sto ancora a rimuginarci mesi dopo si capisce bene che mi ha preso molto male. Brava la ranocchietta, tu sai che sono sua fan abbestia.

  3. Ecco vedi, questo si chiama lavorare per il bene sociale! Perchè dopo le ultime (brutte) settimane leggere queste righe mi ha davvero sollevato anima e cuore. Non so se si tratti di crisi pre-adolescenziale (è un pò prestino) ma gli assomiglia tanto, e la tua luce al fondo del tunnel mi infonde fiducia in una tregua.
    Perchè di pessimi consigli ne ricevo sempre a iosa, è l’esperienza che vedo scarseggiare, esperienza “vera”. E quante volte mi viene da dire la tua meravigliosa frase “vieni qua, bella de zia, io ripasso tra quindici giorni …”. Dunque, grazie grazie grazie.

    1. Marzia, tieni duro, mica è finita qui :-), ma ce la possiamo fare, in fondo ce l’ hanno fatta i miei con me. Poi se gli danneggeremo la fragile psiche per sempre nel processo, uffa, ma meglio di così proprio non ce la faccio.

  4. Ecomunque sono molto meno zen di quanto mi pace pensare, che ultimamente mi mette un nervoso, am un nervoso che mi sento ridiventare io adolescente quando ci bisticico e il padre si scoccia con me, che in teoria sarei adulta. Niente, mi fa venire la tigna di fare peggio di lui.

  5. alle prese col mio tredicimesenne che si fa più impegnativo (problema principale del momento: tantrum furioso sul fasciatoio, come se lo scotennassero)… faccio GULP nel leggerti e mi segno tutto.
    Intanto mi viene in mente che per portarmi un po’ avanti, forse forse aiuterebbe uscire io dall’eterna adolescenza
    squa con la peterpanite

    p.s. sono fuggita in Olanda (Den Haag-Delft-Amsterdam) per la mia prima 3 notti lontana dal suddetto… tu intanto eri nel tour del cavolo, ma spero che la prossima volta riuscirò a organzizzarmi per incontrarti, chissà…
    p.p.s manda un saluto a Scialba, una donna, un mito 🙂

  6. Ho figlie femmine e forse i comportamenti sono diversi. Con la prima ora diciannovenne ci ho lottato dai 12 ai sedici anni. Fase dura, di lotta continua e ora è il tempo di iniziare con la piccola decenne che pur essendo una persona solare ha le sue paranoie. Almeno i tuoi hanno età vicine, in questa famiglia si lotta da circa 7-8 anni con continuità.

  7. Ti seguo da poco, ma ora non ti mollo più.
    Noi abbiamo (forse) appena superato la fase terrible two della bimba grande, che in fondo non è altro che una pre-pre-adolescenza, no? ma è una fase…
    Quanto mi sono rivista nella tua paura di essere in zona hybris!

  8. io sono in piena fase Terrible Two. Ma Sorella ha 3 figli, di cui 2 in piena “fase Ennio”, quindi le stampo l’articolo, che magari si fa due risate e si sente meno sola.
    quelli del “è una fase poi passa”, assieme a quelli senza figli che ti parlano dall’alto della loro inesperienza totale andrebbero presi a testate senza pietà.
    Da oggi sei nei miei preferiti, chi ti molla più?? 🙂

  9. Penso ai bei tempi andati quando gli adolescenti passavano di mano ai padri, le madri al nunzio delle malefatte dei figli dovevano solo portarsi il fazzoletto al viso e compiangersi, si ritiravano tutte in gramaglie e le altre donne compativano senza perdersi in giudizi e psicologie paravento di giudizi. I figli -maschi- ne combinavano peggio di Bertoldo ma dopo imparavano a proprie spese e chi acquisiva quel po’ di buonsenso a 20 anni era già adulto con pace di tutti. Mica andar lontano,basta leggere l’adolescenza di Camilleri…Ah e alle signore madri si dava del lei. aiutava a tenere le distanze emotive, che forse in caso di adolescenza aiuta a superarla. Loro e noi.

    1. No, no, e mi volete togliere il diritto acquisito di prenderli personalmente a calci in culo, quando è funzionale a una crescita equilibrata? Ennamo, una sculacciata a un bambino è capace chiunque, ma lo sport a rischio di sculacciare uno che pesa il doppio di te, vogliamo mettere che mano santa per l’ autostima di qualsiasi madre?

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