Andare ai concerti con i bambini (Kaiser Chiefs)

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Quando ho conosciuto maschio alfa non ho capito subito che sotto i riccetti morbidi di un ragazzo gentile e orsacchiottoso si celasse un musicofilo rocckettaro duro e puro. Ma proprio tutto, eh, metal, trash, punk, tutto l’ underground con inoltre deviazioni verso Beethoven e Shostakovic e dintorni. E opera. Secondo me gli è piaciuta all’ inizio l’ idea di una ragazza italiana perché mi corteggiava con frasi tratte dalle arie d’ opera. (Tutto questo 22 anni fa la settimana scorsa, per chi ama le date).

Io, niente. Tutta la musica che mi piace ce l’ ho per sentito dire perché non sono un tipo tanto uditivo e se chi mi sta intorno ascolta buona musica io mi adeguo e ascolto con loro, se ascoltano musica cessa cerco di ignorare. Cosa che alle superiori mi ha salvata, visto che ero in una classe di puristi anche loro, compreso il povero Tonino che nessuno lo seguiva nelle sue passioni per le Violent Femmes e altre band oscure che anni dopo avrei ritrovato nella collezione di maschio alfa, per dire che questi amanti dell’ underground da giovani facevano fatica ad emergere.Che poi maschio alfa è un purista, eh, quel po’ di robe adolescenziali che ballavo io alle feste me le ha bocciate tutte. I Dire Straits, per dire, ammette che MK come chitarrista è bravo, ma la definisce musica da ascensore.

Per dire che io ero proprio al di fuori degli schemi di quelli che vanno ai concerti, che si vestono solo di jeans, anfibi, magliette dei concerti e qualche maglione che gli ha amorevolmente fatto la mamma (fateci caso, la maggior parte dei rocckettari duri e puri sono dei ragazzoni di un romantico incredibile e che vogliono bene alla loro mamma, come facevo a non innamorarmi di uno di loro, letterato oltretutto?)

Quindi essendo fuori dai giri la prima volta che mi ha raccontato che lui ai concerti ci va proprio organizzatissimo, che faceva lo stage diving, lo slam pit e altre cose, io mi ero impressionata. Poi che ci vuoi fare, lui ha continuato a collezionare musica, ai concerti ci andiamo insieme ma a quelli un pochino meno duri e puri di donne che ci piacciono tipo Astrid Seriese, Michelle Shocked (pare torni ad Amsterdam quest’ estate e non osiamo fissare date per le vacanze fino a che non si sa per certo), An Pierlè.

C’ è stato un periodo per entrambi, con i figli piccoli, che io non sono più riuscita a leggermi un romanzo, manco di evasione, per la stanchezza e la mancanza di tempo, e lui non riusciva a tener dietro ai concerti. Da poco invece si è abbonato a una newsletter con le prevendite e quindi sa sempre subitissimo quando ci saranno band che gli interessano e si compra subito i biglietti, così da un paio d’ anni a me arrivano su outlook dei messaggi tipo: concerto fra sei mesi. Che la vita dei genitori impegnati che vogliono tener dietro agli hobby non comuni ai due passa per una ferrea gestione dell’ agenda.

I figli, che vi devo dire: a un anno Ennio veniva intrattenuto con video dei Beatles sul computer e faceva “Ye ye ye” quando ci voleva far capire che toccava rimetterglieli. Poi siamo passati a The blues brothers che tra la musica e le macchine che sgommano e esplodono era un altro film di sicuro apprezzamento (capite che Peppa Pig l’ abbiamo saltata a piè pari). E da quando vanno a scuola, in macchina ci sta fissa la collezione completa di Metallica, Kaiser Chiefs, Fountains of Wayne e gente simile per aprire gli occhi la mattina.

Così che quando si è creata la combinazione astrale dei Kaiser Chiefs che suonavano a Utrecht al Tivoli, lui che ci era appena stato per un altro concerto e aveva constatato che la sala è piccola e vivibile, che era il periodo del suo compleanno e i bambini ci imploravano da mesi per portarli a un concerto, abbiamo deciso di farcelo come regalo e festa in famiglia.

Ne abbiamo tratto alcune conclusioni che forse potrebbero essere utili a chi sta pensando se portarsi i figli a qualche concerto. Per esempio, se fosse un concerto dei Metallica anche quelli previsti per pubblico numeroso pare ci sia spesso una family section in cui stare più tranquilli. Per il resto dovete verificare voi caso per caso.

1) Età: Ennio ha 11 anni e Orso quasi 9. Abbiamo concluso che anche se si sono divertiti e sono stati bravissimi, per Orso è davvero meglio se aspettiamo ancora un paio d’ anni, fare così tardi la sera è davvero troppo per lui e anche la pausa tra la band che ha suonato per prima e le star della serata, in cui si sta in piedi e non succede niente, è stata troppo lunga e noiosa, un po’ li distrai a guardare come risistemano palco e strumenti, e io avevo dei giornalini in borsa, ma era troppo stanco. Per fortuna eravamo in un angolo del palco e l’ abbiamo messo seduto a terra, ma se sei in piedi e nella ressa non ce la fai e rischi che lo schiaccino. Se è un bambino solo con due adulti sicuramente la cosa è ancora più gestibile, il mio consiglio è che a quell’ età meglio che il numero dei bambini non superi quello degli adulti accompagnatori.

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2) la sala o posto in cui si tiene il concerto: è un posto relativamente piccolo, che conoscete, dove è facile muoversi senza perdersi i figli, dove mandarli eventualmente da soli al bagno o a farsi dei giretti all’ inizio mentre voi presidiate il posto scelto. Al Tivoli si è potuto fare benissimo, siamo arrivati presto e ci siamo presi pelo pelo l’ ultimo angolino libero di fronte al palco, che Maschio alfa si è messo a presidiare.

Anche se la mancia alle toilette non è obbligatoria, la signora era troppo gentile, quindi all’ inizio sono andata con loro, ho lasciato qualche euro dicendole di non farci caso se li vedeva entrare e uscire di continuo (spesso ci andavano a bere quando si annoiavano), e a loro ho raccomandato di andare al bagno delle signore. Già che c’ erano ne hanno approfittato per scroccare ogni volta delle caramelle alla signora, al primo giro addirittura un braccialettino, poi a un certo punto Orso è rientrato con dei cuoricini per tutti e quattro.

(Quella del bagno delle signore non ha funzionato: la prima volta che Orso è rientrato dopo essere andato da solo mi fa: mammmaa, ma lo saaaai che al bagno degli uomini c’ è una cassettina con dentro i condom? E costano un euro). Questa cosa deve averlo impressionato perché la volta che ci siamo tornati insieme, perché da soli li ho mandati giusto prima che iniziasse il concerto vero e proprio e la folla sotto il palco si infittisse me l’ ha ridetto. Ma si, Orso, è anche utile che ci sia, metti che due vengono a un concerto e si innamorano, poi è meglio che ci stanno attenti se per caso vogliono fare l’ amore, no? Non so come se la interpreterà, ma prima o poi me lo verrà a dire, conoscendolo, quali sono le sue conclusioni in proposito. Il bello che lui è ancora piccolo e non si schifa di tutto come il fratello preadolescente è che ancora ci si possono fare i discorsi papale papale). 
3) Il tipo di pubblico fa tanto. A questo giro c’ erano moltissimi ragazzi, anche tenuto conto che Utrecht è una città studentesca e il Tivoli attira molto gli studenti. C’ era un altro bambino in giro di età tra i due miei, 9-10 anni, anche lui a piede libero che si faceva i giretti e meno stanco di Orso, e qualche pischelletto sui 13-14 anni con i genitori. Nessuno si è seccato dei miei che prima del concerto giocavano ad acchiapparella e per sfuggire al fratello si infilavano tra le gambe del pubblico, anzi, gli veniva da ridere. Questo mi ha rilassata tantissimo, visto che su queste cose mi faccio più problemi dei maschi. Al concerto di Elvis Costello invece quelli giovani eravamo noi e i bambini non credo me li sarei potuta portare, era proprio un concerto geriatrico.

4) Le armi segrete non vanno sottovalutate. Maschio alfa che è un professionista dei concerti si portava sempre dell’ ovatta per proteggersi le orecchie e adesso si è professionalizzato e ha tirato fuori una scatola di tappini. Il pomeriggio a casa ha fatto delle prove con i bambini per metterglieli e fargli vedere come funziona, ognuno di loro aveva i suoi in tasca. I Tappini sono stati utilissimi, ogni tanto li aiutavamo a rimetterseli bene. Inoltre il Diga si è raccomandato di mettergli scarpe comode e senza lacci, che magari si sciolgono e inciampano mentre balliamo, vestirli a strati, lasciando poi al guardaroba tutti gli strati al di sopra della t-shirt. Io mi sono tenuta una borsa comoda e ballabile con dentro due giornalini per i momenti morti, fazzoletti, due zollette di zucchero.

5) Momenti di gloria: i bambini fanno tenerezza e attirano l’ attenzione, quindi quando il cantante passa il microfono per far cantare il ritorlello, a chi lo da? Al biondino nell’ angolo del palco, Ennio.

6) Cosa ci siamo dimenticati? I contanti. Io addirittura prima di uscire avevo € 50 nella tasca dei pantaloni e li ho tolti per paura di perderli, invece ci volevano tutti. Perchè è vero che avevamo preventivato soldi per bere e monete per la toilette, ma ci siamo scordati del merchandising. Cioè, porti i bambini al concerto e manco la maglietta della band gli compri? Ci siamo tenuti la sete per vedere se entro la fine potevamo comprargliele, poi a un certo punto con orso siamo andati nella balconata di sopra, lui ha avuto un momento di stanchezza in cui voleva tornare a casa e ci siamo seduti tranquilli su uno scalino con lui a sonnecchiare. Poi ho rovistato in tutte le tasche e il fondo della borsa per prenderci una cola, e per fortuna il barista mi ha detto che alla cassa si potevano ritirare contanti col bancomat. Così alla fine ci siamo comprati le magliette e abbiamo recuperato padre e fratello sul fronte del palco con le mani piene di bicchieri.

Immediatamente dopo, visto che è Carnevale e al concerto seguiva una serata disco anni ’80, il DJ ha messo uno dei tipici hit di Carnevale olandesi, che se proprio lo devo paragonare a qualcosa sia come ritmo che come testo è della serie: “Gira de tacche e gira de punte”.

A quel punto abbiamo proprio capito che era meglio se ci toglievamo di torno.

Conlcusioni: a 11 anni Ennio è perfettamente in grado di andare ai concerti con uno di noi se è una band che gli piace e il capo ha deciso che a maggio se lo riporta a una sala piccola di Amsterdam, visto che i biglietti costano ancora poco. Con Orso abbiamo deciso che aspettiamo ancora un paio d’ anni, gli è piaciuto ma era troppo stanco davvero.

Mi raccomando, comunque, non vi scordate i tappi per le orecchie che per i bambini sono fondamentali.

7 thoughts on “Andare ai concerti con i bambini (Kaiser Chiefs)

  1. Bello, grazie dei consigli. Finora la mia figlia decenne l’ho portata a concerti di musica classica e si è annoiata a morte mentre quelli di jazz, dato che lei sta studiando il sax, li riesce a reggere meglio. La mia ama gli One Direction brr.
    Coincidenze: anch’io mi son sposata 22 anni fa e ascoltavamo Michelle Shocked.

  2. Sei sempre una fonte di informazioni su qualsiasi cosa: io cerco su google e tu rispondi 😉

    Stasera porto il primogenito al suo primo vero concerto: mi ha pregata di portarlo a sentire le Puppini Sisters (trio musicale femminile di Londra specializzato nel canto a cappella nello stile degli anni 1940, come lo swing e il jazz), sì lo so ho un figlio dai gusti musicali bizzarri!!

    Il concerto inizia alle 21.15, quindi lo porto solo perché ho trovato i biglietti a 15 euro, così anche se resiste solo mezzora non piangerò troppo uscendo prima. Mi sembra comunque una bella esperienza da provare 😀

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