Il patto di fiducia

Sto organizzando due eventi, uno per professionisti della ristorazione, buyer e importatori e uno per il pubblico per il 1 dicembre, che vi dirò dopo. È da settembre che sto trottando e posso già dire ora che questo è il più grosso progetto della mia carriera di cui ho responsabilità e controllo. Ma insomma, questa è una settimana de fuego e comunque stanno arrivando i campioni da far degustare, ieri, per esempio, questo che vedete sopra e che per dovere d’ ufficio ho dovuto assaggiare.

E tra il primo e il secondo strato c’ era un fogliettino di separazione, con una cornicetta semplice semplice intorno e in mezzo il testo, un testo un pochino all’ antica e quasi commovente nella sua semplicità.:

“Si ringrazia della fiducia accordata” (ma prego, signor Masoni Pietro, è stato un piacere sublime).

Ma ci pensiamo al mondo che c’ è dietro una frase del genere? Io produco biscotti, buonissimi per altro, lo faccio al meglio che posso e sono felice che tu, cliente, ti fidi di quello che faccio al punto di darmi i tuoi soldi per il mio prodotto. Non ti conosco, ma in fondo potrei anche conoscerti, come la pasticcera che dietro al banco incarta torte e sa esattamente a chi piace l’ alchermes e chi lo detesta.

Quando mi si parla di downshifting, di decrescita felice, io intendo anche un nuovo modo di intendere i rapporti di lavoro, non di prevaricazione, se non mi fai quel prezzo me lo compro in Cina e chissenefrega se non è la stessa cosa. Piuttosto di collaborazione, quando ti serve una ringhiera e vai dal fabbro e gli dici che a te per esempio piace molto il cancello di tizio o la voluta di Caio e che vorresti una cosa un po’ di quel tipo, ma non proprio la stessa. Io penso al fabbro di Ofena, Nicola Lancione, che tra cimitero e paese ha lasciato cose bellissime. Tu vedi una rosa in ferro e sai che l’ ha fatta Lancione.

Ecco, questa è stata un po’ anche la mia impronta da quando ho capito che no, io per lavorare a padrone non ci sono portata perché sono troppo control-freak, e qualche anno dopo ho anche capito che si, non era la mia ambizione diventare la più grande agenzia nel mio campo, ma semplicemente quella che offre i prodotti migliori. Questo mi ha aiutata a trovare sempre gente che ha avuto fiducia in me e di cui io mi fido.

Quando annissimi fa ho iniziato i corsi di lingua per privati, mi è capitato di selezionare e formare un sacco di insegnanti alle prime armi.

“Insomma, a me farebbe piacere sapere che tipo di profilo ci vuole per fare l’ insegnante di italiano per Madrelingua”, mi disse un giorno qualcuno a uno di questi corsi di formazione.

“Basta che tu mi convinca che ce la puoi fare e che ci siamo reciprocamente simpatici”. Ho avuto negli anni insegnanti stupendi, con molti siamo diventati e rimasti amici anche quando tutto il business dei corsi di lingua per privati ad Amsterdam è crollato e io sono passata all’ organizzazione di eventi intorno all’agro-alimentare.

Negli anni, pur riconoscendo perfettamente i limiti strutturali del mio essere piccola, i miei clienti mi hanno sempre richiamata e voluto bene. I colleghi anche, infatti ho scoperto che le piccole agenzie di lingue e traduzioni con cui collaboro e che ci palleggiamo gli incarichi e i clienti, hanno sempre dei clienti deliziosi. Anche quelli grandi, negli anni sono passate anche diverse multinazionali tra le mie grinfie, ma ci capitava sempre il contatto che nonostante la multinazionalità del suo mestiere. restava umano. In qualche modo ci annusiamo. Perché tocca anche dirlo, le agenzie di traduzioni veramente grandi, quelle tanto fighe con l’ ISO e il codice e il marchio qualità, che pagano tanto e quindi si rifanno strangolando i free-lance che lavorano per loro, sono degli enormi peracottari. Ti mettono degli account-manager giovani, imbranati e che non hanno idea di come funzioni il prodotto traduzione o interprete. No, lasciamo perdere.

Ecco perché, scusate la deviazione, a me quel ringraziamento nei ricciarelli ha toccato delle corde. Perché nel mio modo da piccolo imprenditore con i suoi limiti e la sua enorme libertà di cercare vie nuove quando le vecchie si chiudono, mi riconosco molto e forse ci si riconoscono tutti quelli con cui lavoro. Per questo quando a luglio, una settimana prima di andare in vacanza, ho avuto la fulminazione che quello che in fondo volevo io in quel momento era di organizzare un evento eno-gastronomico italiano come dicevo io, con la gente che dico io, e i produttori che dico io, non so come dire, mi sono buttata, l’ ho sparata alle due persone che avevo lì davanti a me a tavola, Antonella e Hans e mi hanno detto si, e ho chiamato il mio redattore di riferimento e gli ho detto: ci conosciamo da 10 anni, so che queste proposte te ne fanno tre alla settimana, ma tu sai che se lo faccio io e lo faccio bene e loro mi hanno detto si, vogliamo essere i tuoi media-partner, ed avevo iniziato da 20 minuti. E lì ho chiamato Tina che senza neanche sapere cos’ era e che facevamo mi ha detto di si anche lei. E poi siamo andati tutti in vacanza.

E poi ho continuato a parlarne e un sacco di gente mi ha dato retta e poi ho mandato una mail delirante a una serie di indirizzi mail nella mail-box, un po’ random, ma tutti mi hanno incoraggiata moltissimo. E uno mi ha detto c’ è un mio amico che fa un vino buonissimo e Costanza che avevo conosciuto allora allora mi ha passato il contatto dei ricciarelli di Siena ed è rotolata così, e Barbara e Nicola hanno chiamato per dirmi: il sito te lo facciamo noi, e Aris, che è un po’ il padre nobile degli eventi italiani in Olanda a cui avevo detto di tenersi libero per il 1 dicembre senza dire altro, mette un annuncio sulla sua rivista prima ancora che noi sapessimo chi viene e chi non viene,  e insomma, stiamo rotolando in un vortice di fiducia e collaborazione come non ne ho mai visto uno e mi sto scordando per mancanza di tempo tutti quelli che continuano a proporci cose bellissime e ad aiutarci, che in fondo basta che si capisca che non mettiamo paletti e confini ma ci scambiamo qualcosa che ci piace.

Insomma, abbiamo iniziato tre mesi fa vendendo aria fritta, ma vuoi la crisi, vuoi la fiducia, vuoi che ci stiamo divertendo da pazzi, io non so ancora bene cosa sta succedendo, ma abbiamo un evento che persino il municipio di Amsterdam Noord ci vuole avere per l’ estate prossima che un evento così, dicono, gli mancava. Insomma, la faccio breve, il sito lo stiamo correggendo proprio questo weekend, ma tanto vale che ve lo presenti perché non mi posso tenere, per ora chi ci sta dentro fino al collo sono costoro.

E se proprio vi è venuta voglia di aggiungervi a noi, basta che passiate qui (si, lo stiamo aggiustando, come dicevo).

E per il resto io posso solo dire una cosa, e la dico globalmente, ma in primo luogo ai tre maschi che nonostante il casino, il libro che stavo finendo, Ennio con la gamba ingessata e tutto il resto, hanno ancora fiducia che finiremo tutti bene.

GRAZIE PER LA FIDUCIA (MA SAPETE CHE E’ BEN RIPOSTA)

7 thoughts on “Il patto di fiducia

  1. BRA-VIS-SI-MA! E fonte di ispirazione. Posso dire solo una cosa? Alzare un po’ l’età per entrare gratis? Lo so che sono sempre i 12 anni, ma ora che i miei stanno diventando più grandi mi accorgo che per i piccoli c’è di tutto, e in quell’età difficile lì, che non mangiano niente, non amano seguirti ma li vuoi comunque portare, devi pagare sempre prezzo intero e per loro c’è poco da fare. Pensare qualcosa per preadolescenti e adolescenti? Così, la butto lì, anche se immagino che tu abbia già un milione di altre cose per la testa. In bocca al lupo per tutto, e viva il lupo!

    1. Portali, fino a 18 anni li facciamo apssare per 12enni. Il fatto è che pensavo che da quel’ età in poi alcol non ne bevono e con mamma e papà non ci vnno più perchè hanno i loro amici e i loro giri, quindi l’ ho lasciato nel mezzo

  2. Leggevo un articolo ieri e pensavo cose simili sulla presunta decrescita, che forse è solo una crescita più sana. Poi leggo qui e penso che eventi come questo e persone come te, fanno la differenza che conta. E lo dico senza piaggeria, ma sincera ammirazione per l’energia bella che ci vuole

    1. Che poi io ho il solo merito dell’ idea iniziale, ma le cose belle veramente stanno succedendo proprio per la condivisione di energie e se non viviamo per la condivisione, che cavolo ci stiamo a fare al mondo?

E tu che ne pensi?

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