Il moto di fede del 1 dicembre e la poesia post-industriale

Quando stavamo per entrare in uno dei tanti capannoni, vicino alla porta c’ era questo. Era un segno.

Sono un po’ moscia ultimamente sul blog. In parte sono esausta perché mi sono buttata anema e core in un progetto bellissimo che però finora era in fase di progettazione, appunto, e non era il caso di parlarne fino a che non avevamo certi contratti in mano. E a me tenermi le cose dentro mi ammoscia, appunto. Ma adesso un paio di cose ve le posso dire.Se mi date un posto così, come quello qui sotto, io ci vedo un sacco di cose. ma se vi manca il moto di fede che ci metto io, per vederle, vi suggerisco di andarvi a rivedere questo post del 30 aprile, quando in questa stessa zona c’ era la festa. così lo vedete addobbato a festa e mi capirete meglio. E questo è uno dei problemi nel farvi vedere quest’ anteprima, che poi vi fate magari le idee sbagliate.

Si tratta dei capannoni degli ex cantieri navali a NDSM-werf, un posto a nord-over di Amsterdam, sul porto e ci si arriva in traghetto, gratis, dalla stazione, in 15 minuti. Che è una bella crocierina, se lo chiedete a me che l’ ho fatta di giorno, di notte, con il sole, la pioggia, il meglio è la nebbia e una volta con il gelo profondo alle 3 di notte, in cui ho preso il traghetto sbagliato e poi da lì me la sono fatta in bicicletta lungo le zone artigianali e industriali e sopra navigli ghiacciati per tornare a casa.

Perchè io abito ad Amsterdam Nord, ovvero oltracqua, ma un oltracqua che da un lato si conosce poco e dall’ altro adesso stanno facendo di tutto per farlo conoscere. Per esempio, ci hanno messo il FilmMuseum in questo bellissimo edificio di cui qui sopra vi regalo solo un dettaglio strafico. (Ma no, scherzo, eccovelo qui:

E poi, se amate l’ archeologia industriale, ci sono dei gran bei locali e ristoranti nei vecchi capannoni, come questo qui, dove abbiamo fatto la cena dei 150 anni (tre amiche che quest’ estate in totale facevano 150 anni):

Che uno si dice: guarda che bello il pavimento marezzato in cemento verniciato, guarda che belli gli arredi fighi fatti con i pallet e le bobine dei cavi.

E con i soci ce ne siamo andati quindi a cercare posti di questo tipo, ovviamente da prendere nudi e crudi e poi sistemarli. Ma che ci posso fare se mi fate vedere una cosa del genere e io mi immagino subito Agnese con i suoi vestitini retro-hip e la postazione da DJ lì sopra?

Che ci posso fare, insomma, se a me mi frega l’ eccesso di immaginazione? Che nel frattempo e con il lavoro che faccio e i blog che bloggo io conosco un puttanaio di gente? Che non per nulla quanto prima mi faccio un biglietto da visita con su scritto: catalizzatore e acceleratore di particelle? Perchè, come ha ammesso persino mia madre a maggio, io non faccio niente, è che intorno a me e alle mie idee sic reano dei vortici cosmici su cui ho poco controllo e mi manca il carattere per girarci alla larga, a volte. Insomma, sono moscia ed esausta, ma circola così tanta energia ed entusiasmo che ancora non accendo i termosifoni, anche se ce ne sarebbe un gran bisogno.

E allora comincio con i ringraziamenti: grazie per avermi creduto, per avermi detto che è un’ idea geniale per avermi detto che ci mettete il nome, la faccia, l’ azienda e il prodotto. Grazie ai conoscenti, ai blogger, alle aziende, ai magazine. Agli artisti, ai produttori, al web-designer. Grazie agli amici che mi vedono poco, ma che sanno di cosa sono capace. Grazie al maschio alfa per esserci e sostenermi anche se lui è più esausto di me, grazie per non avermi chiesto di non farlo, anche se ho finto io di prometterglielo, ma sapevamo che non era possibile fermarsi. Grazie al Municipio di Amsterdam Noord che ci crede, ma che ha i suoi tempi tecnici e ci seguirà a giugno, nella versione estiva, ma per adesso a noi serviva un kick-off e ce lo facciamo da noi.

Il primo dicembre ad Amsterdam parte, e col botto, questo:

Il sito arriverà, lo spazio lo arrederemo, ma a me manca troppo un posto in cui entri, c’ è musica, c’ è il vino buono e l’ olio meglio, c’ è Antonella che sta a cucinare da tre giorni e sforna a getto continuo finger food e cosine buone e la pasta a mano come solo lei sa fare e sa far fare a chi entra e decide di annodarsi un grembiule ed aiutarla, così imparano i trucchi. Grazie a Tina che mi conosce da quando entrambe abbiamo la ditta ad Amsterdam e ci vediamo meno di quanto vorremmo, ma lavorare insieme ci piace e ci piace rimbalzarci le idee.  Grazie a Hans e Sandra, che due mesi fa non mi conoscevano e a Luisa, che ci ha fatti conoscere, e alla festa del 2 giugno, in cui ho conosciuto Luisa ma da anni non ci conoscevamo ma ci sapevamo, come dicono all’ Aquila. Grazie a Pierluigi, che è venuto una volta per una traduzione, si è ritrovato nella bolgia infernale che è casa mia al pomeriggio con i figli e i lavori in corso, e mi sta mettendo in contatto con aziende me-ra-vi-glio-se. Grazie a Michela e a Costanza che verranno a tenere la Dispensa e l’ Atelier di Moda e gioielli. Grazie a Carla, che mi porta il coro. Ad Agnese e Laura che ci faranno ballare. A Veronica, che potrebbe venire a farci camminare sui tacchi. A Barbara e Nicola che credono in Amsterdam e hanno creduto in me per la proprietà transitiva. Grazie a un’ altra quarantina di persone, tra cui i più importanti sono i miei fratelli e sorelle di sempre, Roberto, Sebastiano, Silvia, Marina, Stefano, e Daniela che poi ha preso un’ altra strada ma tutte le nostre strade si incrociano.

Grazie ad Andrea Bocelli e alla Bertolli e alla pizza, al mandolino e all’ ammore e cuore, che a furia di dare la solita immagine da cartolina neorealista dell’ Italia all’ estero mi hanno lasciato lo spazio di portare una cosa che evidentemente mancava a tutti: l’ Italia delle eccellenze agroalimentari, l’ Italia che innova, che si ISO-certifica, l’ Italia delle imprese che vanno sempre avanti senza mai cadere o ripensarci anche quando hanno tutto contro, l’ Italia del Mater-Bi e dei piattini di design biodegradabili, l’ Italia che crea, l’Italia che innova, l’ Italia che va fuori e che non si dimentica mai chi è e da dove viene e tutti gli olandesi che hanno sempre avuto bisogno anche di quest’ Italia, meglio se dietro casa, ma che finora non lo sapevano.

Adesso glielo facciamo sapere noi.

(Poi, se qualcuno volesse propormi per un cavalierato, contattate tranquillamente l’ Ambasciata o il consolato, che loro sanno come funziona).

Per adesso, segnatevi la data del 1 dicembre e tenetevela libera, dalle 16 alle 23. Compratevi il prossimo Italie Magazine ai primi di novembre per sapere cosa bolle in pentola. Fatevi piacere questa pagina qui su facebook dove già ci sono un paio di cose e dove ne posterò altre mano a mano che succedono e me le confermano. E se vi vengono altre idee, sappiate che quest’ estate facciamo pure la festa del sole a Noorderpark. E l’ anno prossimo, dopo Amsterdam da Gustare, parte anche Berlino da gustare. E oltre.

Per adesso, se qualcuno passando vuole venire a portarmi un ovetto sbattuto, ce n’ è un gran bisogno. E posso dire l’ ultima cosa di questa mia ode di amore feroce per il mio paese? Se restavo in Italia, col cavolo che ci sarei arrivata a farla una cosa del genere. Ma posso ancora cambiare idea.

24 pensieri su “Il moto di fede del 1 dicembre e la poesia post-industriale

  1. Ahpperò, e tu fai queste cose e io devo scoprirlo cosi’? E meno male che c’e’ il blog! (Tanto comunque che sei una forza della natura io lo sapevo da tanto, tanto prima che della parola “blog” qualcuno mi spiegasse il significato). Prima o poi ci verro’, a vedere anche questo, adesso non si puo’, ma prima o poi…

      1. Con te avrei potuto cambiare idea. Immaginaci: a Reykjavik (mo’ sto in fissa così). Tu che impareresti in 5 settimane anche l’islandese e io che mi ostinerei a voler parlare russo pure lì.
        Non ti entusiasma? 🙂

  2. porcaccia miseria quanto mi andrebbe di tornare su… con un briciolo in più di tempo libero! mi sento molto banale, ma ‘sto giro in Olanda a settembre non me lo riesco a fare passare di mente.
    Niente, devo assolutamente ripassare, stavolta armata di figli (la quattordicenne sbava per Amsterdam da cinque anni, da quando ha letto pattini d’argento… e l’altro è rimasto traumatizzato dal mancato imbarco di settembre causa genitori cretini che non gli avevano fatto il passaporto personale).
    Intanto supercomplimenti e tantissimi in bocca al lupo!

  3. Grande! spianali tutti! e non farti venire neanche in mente di tornare in Italia, qui non si può combinare niente perché la nostra parte è quella di fare i bravi ma sventurati, se le cose mettono bene l’allure finisce, e vuoi vedere che anche gli olandesi tornano a mangiare aringhe sotto sale, altro che fascino dell’extravergine…

      1. Te la spiego anche subito: racconto di un mio professore dell’università diplomato col massimo dei voti nel 1958, quando un manipolo di “genietti” italiani maturati in quell’anno con la media del 10 fu mandato in viaggio premio ad un meeting celebrativo di un trattato europeo – a Bruxelles, credo. Durò svariati giorni, ogni sera c’era la cena tipica di uno dei Paesi partecipanti. La sera degli olandesi, raccontava il professore con aria ancora travagliata, c’erano praticamente aringhe sotto sale, e patate. E gli olandesi apparivano felicissimi, continuava lui ancora incredulo. Ora, se apri ad Amsterdam un posto che si chiama “da gustare” impostato sul cibo italiano di qualità, immagino che o il professore ricordava male o i gusti sono cambiati. Però: a parte la bontà intrinseca e la varietà, mi fa l’idea che ci possano essere anche elementi immateriali e non strettamente pertinenti a sostenere l’entusiasmo per il cibo italiano – per qualunque cosa di italiano – all’estero. E siccome Paperino sta più simpatico di Topolino a quasi tutti noi, chissà che non c’entri anche l’immagine “tanto bravi e tanto complessivamente sgarrupati” che abbiamo – oggi più che mai giustificatamente – addosso da almeno qualche secolo. Ecco. A scanso di ogni equivoco, mi piacciono le aringhe. Anche se quelle affumicate, di più.

  4. Me lo stavo segnando, e te pareva che non mi coincide col Sinterklaas di famiglia anticipato (e sai che non si scappa o la spada di damocle in questione ti perseguita fino all’anno prossimo tipo legge del contrappasso)
    Per ricaricarti le particelle l’ovetto sbattuto non te lo porto per principi nutrizionali personali che ben conosci, ma sei ti va bene un bel dolce ipercalorico cosi’ le particelle le quadruplichi fammi sapere quando posso passare (e magari dare una mano se serve) eh? 🙂
    In ogni caso, complimentissimi Ba’!

    1. Rosalba, lo so, infatti pure la mia di dutchfamiglia ci ha provato a Sinterklaaseggiare il 1 dicembre e me ne sono chiamata fuori. Ho spostato al 2. Tu sei la benvenutissima per idee e aiuti, anche perché ci stanno di mezzo donne carinissime, tra cui Michela Mazzeo che se non conosci la devi conoscere. Il dolce ipercalorico passo, dobbiamo dimagrire, ma se mi dai una mano con qualche piatto vega da nutrirci i maschi mentre io organizzo, fai un’ opera pia.

      1. Oook! propongo polpettone vegan o farfrittata cipolle e patate (insomma, con la farina di ceci Gram Flour che si trova dal turco/pakistano). Insomma, du’ cose belle rustiche e spartane che i maschi di solito non disdegnano. A parte che devo passare a trovarti da una vita…ti chiamo in settimana o l’altra, magari!

  5. Amsterdam nord, capannoni dismessi, cucina italiana e tutta la tua energia: mi sa che rifaccio un exchange per dare un’occhiata!
    Auguri! Caterina da Barcellona

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