ZAUBERILLO GIVOWE’ IN GONDOLETA

Io questo post lo volevo intitolare: volevo andare a Venezia, che quest’ anno sembrava quasi ce la stessimo per fare, poi il concorso per traduttore a Bruxelles mi ha messo i bastoni tra le ruote. E perché ci volevo andare a Venezia?

È tutta colpa della mia amica A., che di suo è veneziana e poi invece si è innamorata di un bastardo di olandese (che io amo come un fratello, sia chiaro, perché ce ne diciamo di tutti i colori) ed è andata a finire in un paesotto del NoordHolland. Ma come si fa, dico io?

Insomma, io A. per il primo anno l’ ho frequentata per telefono, ci mise in contatto a suo tempo la scuola per cui insegnavamo perché mi doveva passare una corsista che lei non poteva più seguire e da lì ci siamo piaciute, e chiacchierate e confidate per un anno, fino al giorno in cui ci siamo viste di persona alla libreria italiana ad Amsterdam e sorpresa, era completamente diversa da come la immaginavo. Anche io ero completamente diversa da come pensava lei. E poi insomma, adesso che ogni volta che incrocio una conoscente di blog di cui so tutti i fatti, c’ è sempre questo momento della prima annusata, ma a quei tempi i blog manco sapevamo che ci sarebbero stati.

Che poi lei per seguire il bastardo di olandese ha lasciato un fidanzato storico, quasi un fratello, ma con il matrimonio praticamente combinato. “Meno male che non abbiamo comprato la casa” si diceva la povera nel patema dell’ annuncio che nulla, erano cambiati i piani, e quel matrimonio non s’ aveva da fare.

Insomma, io e il maschio alfa quel paio di volte che siamo andati a Venezia avevamo A. come guida, che è tutta un’ altra cosa se permettete. che poi oltre ad A. ad Amsterdam ho conosciuto Susanna, che con A. si dicevano di quelle cose da veneziane ” Cara, tu sarai snob ma io sono chic”, che a me queste veneziane hanno aperto un mondo di dettagli sociali sul vivere in vetrina in un posto dove vuoi o non vuoi ci si conosce davvero tutti e ti vedono tutti. A me, che entro i 13 anni mi ero letta tutto Goldoni e senza i sottotitoli.

“Questa è la chiesa dove mi sarei dovuta sposare” facvea A. girando di qua e di la,  e le è invece toccato un posto bellissimo in Noord Holland, intendiamoci, ma vuoi mettere sposarti a Venezia? Ma non poteva o la mancata suocera e il mancato sposo sarebbero venuti ad attenderla con i pomodori. Che le grandi passioni, poetiche e belle a raccontarsi, certe volte devono anche tener conto di dettagli più prosaici.

Insomma, io quel poco che ho visto di Venezia l’ ho visto ben poco da turista, ma ci sarebbe piaciuto vederla ancora un po’, e un po’ meglio e da dentro Venezia e non dall’ albergo a Mestre, che saremo anche viaggiatori dentro io e il maschio alfa, ma tocca mettersi d’ accordo con il bancomat. A proposito di dettagli prosaici.

Un paio di anni fa ci avevamo riprovato, perché nel frattempo una ha il blog e quindi il clic di amicizia a distanza si può avere anche per blog e non solo per telefono. È stato quando con Zauberei eravamo un’ estate quasi riuscite a fare uno scambio casa, canale contro canale, Amsterdam contro Venezia. Perché a me piace molto questa cosa dello scambio casa, in genere ci capita qualcuno che conosciamo poco o niente, ma poi ti trovi in case altrui e leggi i libri altrui e capisci che se insisti a non farlo tramite un sito specializzato, ma lanciando messaggi nella bottiglia, via via che rimbalzano, succedono belle cose. E che gira e rigira molti dei gusti letterari coincidono.

Per esempio un paio di anni fa ci siamo ritrovati qui, per un giro di simpatie tra me e un’ agronoma giovane e caruccia dell’ altra parte del valico di casa mia (quello della Forca di Penne), a cui in un impulso avevo regalato il mio libro e che mi ha scritto pochi giorni dopo: ma lo sai che a una cena di mie zie è saltato fuori che l’ unica che non l’ aveva ancora letto ero io? Perché le zie le avevo già conosciute. E quindi Eleonora ci ha poi ospitati in questa casa di famiglia, piena di libri e in cui abbiamo passato dei giorni fantastici sentendoci quasi come a casa nostra, stesse mura larghe un metro, stessi libri, e giochi da tavolo a sera e arrosticini.

Ecco, io, se ancora si dovesse fare, la casa di famiglia di Zauberei a Venezia me la immagino proprio così, un po’ come casa mia a Ofena e casa di Eleonora a Nocciano, quelle case comode di famiglia, vecchie, che tutti danno per scontate e ignorano fino a che non succede qualcosa che potrebbe togliertela dallo scontato, un affitto incombente, il fatto che l’ IMU adesso tocca a te pagarlo, oppure un terremoto, un’ asta giudiziaria o solo troppa famiglia intorno che non ha deciso cosa vuole farne, non vuole in realtà decidere, e questa sarebbe un’ ottima e santa cosa se i tetti non chiedessero un pochino di attenzioni, i tubi non cominciassero a fischiare e gli infissi ad accartocciarsi. Allora tocca pensarci.

Quelle case dove proprio per non doverci pensare e prendere decisioni, ci metti tutti i mobili che c’ erano o che non vorresti decidere di dar via, ma come si fa, a casa fissa il posto non c’ è, allora li metti a casa vecchia di famiglia, insieme alle vecchie foto, i libri e gli oggetti di qualche generazione che si mischiano alle scelte di interni di quelli di famiglia che un pochino, volente o nolente, ci hanno voluto pensare e si sono dati a una botta di Ikea, o di rinnovamento trendy ma non troppo, magari ricomprando un tappetino per il bagno o una bagnarola colorata per la cucina, o un portatovaglioli estroso.

Allora su Venezia mi viene incontro Zauberei con il suo givowe in gondoleta, che è una di quelle robe che noi blogghiche capiamo al volo. Perché a Zauberei e consorte è piombato addosso il momento della decisione e che fai, ti blocchi la casa che hai sempre dato per scontata come i libri vecchi che ci sono dentro? Non sia mai. E quindi lei ha deciso di affittarla. E affittarla certe volte è cosa più semplice, più pratica, più trasparente e onesta di scambiarla, si semplifica quantomeno la logistica e a me adesso mica dispiacerebbe andarci a Venezia a vedere che libri tengono in quella casa lì.

La cosa funziona che chi è blog o facebookmunito scrive di questo concorso, lo commenta dalla padrona di casa e poi a giudizio insindacabile del pupetto di casa si estrae il vincitore. Quindi partecipo perchè so e sono convinta che il Pipikko figlio di Zauberei, con la pargoletta mano, solo noi può estrarre, per i motivi bibliofili opra esposti. E se non ci estrae il bello è che ci possiamo ancora andare con i paghi, prima o poi.

Perché il punto è che noi a Venezia quest’ anno stavamo per andarci, non da Mestre ma da Stra, dove un nostro amico quasi coinquilino, per quanto spesso viene a farsi un weekendino ad Amsterdam per trovare noi e vedere le performance di Marina Abramovic, ci avrebbe ceduto casa e libri suoi per vedere i dintorni intanto che lui stava in vacanza. Perché noi andremmo volentieri da lui anche quando non è in vacanza, ma come si fa, il ragazzo abita in un posto bellissimo ma parco di metriquadri e non è che ci possiamo piazzare in 5 in un appartamento da scapolo.

Solo che poi a me lo scritto del concorso, di cui daranno i risultati a novembre limortacci loro, me l’ hanno messo il 25 luglio e tutte le nostre vacanze saltano una settimana e quindi anche la casetta a Stra salta al prossimo anno. Quindi o cambiamo itinerario, o vinco questo giveaway. E così spero anche di voi che adesso potete andare da Zauberei, leggervi le regole e postare pure voi.

(Poi, se nel frattempo ci fosse qualcuno che vuole scambiar casa nostra ad Amsterdam con qualsiasi cosa entro 10-15 km. dal mare, un mare qualsiasi, fateci sapere, noi partiremmo il 27 luglio per l’ Italia e stiamo via 3 grasse settimane).

3 pensieri su “ZAUBERILLO GIVOWE’ IN GONDOLETA

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