Shaken, not stirred: il calcio e i calci in culo passando per l’ Ucraina e i suoi cani (tette, dimenticavo le tette)

Se non è sfuggito a me, che non me ne potrebbe importare di meno del calcio, tranne quando ha attinenza con mio figlio (la stella sopra è un regalo dell’ allenatore al team che adesso si disperde: suo figlio passa a atletica, lui non allena più, i giocatori rimanenti passano ad altre squadre del club e per fortuna grazie alle manovre di suo padre Ennio pare finisca nella squadra in cui si trovano tre suoi amici di scuola), immagino ve ne siate accorti anche voi, si gioca.

Si gioca nonostante eventi recenti e non recenti vi abbiano dimostrato, cari tifosi, che le vostre squadre del cuore e i vostri idoli calcistici vi prendono bellamente per culo, comprando e vendendosi le partite e chissà perché voi gli date ragione continuando a guardarveli, comprandovi le magliette e facendo incassare tutti i soldi della pubblicità all’ indotto che ci gira intorno, pubblicità che vi e ci suscita bisogni fasulli per cui quei pochi soldi che abbiamo e non abbiamo li andiamo a regalare per cose che davvero non è che ci rendano poi così felici. Però contenti voi, contenti tutti.

Me ne sono accorta perché il mio quartiere che per decenni era un quartiere popolare di gente umile ma onesta che a forza di lavorare e far andare i figli a scuola ci ha provato a raggiungere qualcosa in più nella vita (un signore che ho conosciuto mi raccontava che da piccolo, siccome sua madre si era ammalata e non ce la faceva a star dietro ai figli, il padre gli ha comprato un posto da convittore nell’ orfanotrofio locale e anche per questo motivo si è girato un sacco di scuole elementari ad Amsterdam Noord, ma la domenica la passava a casa con i suoi. È venuto su bene anche lui, ha una splendida enoteca, fine digressione).

Poi il mio quartiere è diventato un quartiere di poveracci, pieno di emigranti, anziani e gente che vive del sussidio. Da qualche anno è ibrido, nel senso che mano a mano che si svuota qualche appartamento le case popolari si vendono e arriva sangue fresco. Gente con  bici fighe, tende trendy e un potere d’ acquisto maggiore che si traduce in ristorantini più o meno fighetti, palestre e scuole e asili che piacciono a questi genitori qui, con un indirizzo pedagogico preciso, tipo Montessori o Dalton. Perché i genitori, come tutti, amano mandare i figli in scuole in cui incrociano gente come loro.

Però a differenza di altri quartieri come De Pijp, che veramente si è infighettito da matti, Noord è ancora un ibrido, con le casette sulle dighe in legno dei poveracci di un paio di secoli fa che adesso, risistemate da architetti di grido, ospitano gente come il nostro ex ministro delle finanze, i quartieri di case popolari degli anni ’20, le città giardino che sembrano dei paesetti e i paesetti che sono stati inglobati dalla città e tagliati dal resto del paesetto fuori dalla tangenziale per diventare un quartiere. E poi un sacco di palazzoni enormi anni ’70 ma anche quartieri nuovi di villini unifamiliari per non costringere le famiglie a trasferirsi fuori città, che finalmente l’ hanno capita questa cosa al dipartimento urbanistica.

Per capire dove abitano davvero i poveracci bisogna aspettare queste cose qui calcistiche, i mondiali, gli europei, quello che è, mi confondo sempre. Perché allora dove vedi una concentrazione enorme di bandierine, festoni, lucette, cotillon, la maglia del cuore appesa alla finestra e varie, capisci che abitano lì e che la prossima volta che io o la mia vicina vogliamo spargere volantini sulle degustazioni di vini o i corsi di yoga, quei blocchi lì evitiamoli direttamente che si risparmiano carta e fatica.

Cioè avete pochi soldi, vi fate prendere per culo dai vostri idoli calcistici e spendete pure tempo e fatica e soldi per inquinare di arancione casa vostra. Poi uno si chiede perché c’è chi nella vita resta sempre lì. E io pago le tasse.

Ma non è questa la cosa che mi ha dato più fastidio di questi Europei. A me la cosa che mi ha scocciato di più, e per fortuna da quando sono iniziati davvero i giochi hanno smesso, sono tutti quelli che nei social network invitano a protestare contro i mondiali perché in Ucraina hanno allestito i forni crematori su ruote per catturare i randagi e arrostirli direttamente (a parte che ad avvelenarli in massa si fa prima e costa meno).

Ora, io non è che non ami i cani, ci sono cresciuta insieme e quello che so delle dinamiche di gruppo l’ ho imparato dal branco di pastori abruzzesi che mio padre allevava. Amo talmente i cani che mi rifiuto di averne uno, a parte che hanno un’ impronta al carbonio enorme, me lo dice uno studio recente.

Io amerei pure tutti quei miei amici che postano imperterriti delle robe del genere, ma poi quando li avverto che secondo me è una bufala, vorrei che si informassero e la piantassero. Si fa presto a cercare in rete se una cosa è una bufala o no, e io ne ho trovati di siti che lo confermano (non li cito perchè uno di loro aveva anche il banner per l’ unificazione della Lombardia alla Svizzera e capite che questo mi mina parecchio la credibilità, ma diciamo che non erano l’ unica fonte).

Cioè, se da qualche parte davvero fanno le ecatombi di cani randagi prendendoli a randellate, io veramente li maledico. Ma se proprio vogliamo boicottare l’ Ucraina e i mondiali, io sinceramente troverei molto più coerente farlo per la questione dei diritti umani, per il fatto che forse non è una dittatura ma ci sta pericolosamente vicino ed è solo questione di sfumatura, che la ex-presidente Julia dalla bionda treccia sta incarcerata senza processo e con capi d’ accusa vaghi e ha mandato fuori dal carcere le foto in cui fa vedere i lividi di quanto la pestano. Se dobbiamo parlare dell’ Ucraina parliamo per favore di come stanno i bambini lì (a suo tempo ne ho parlato), soprattutto quelli negli istituti e negli orfanotrofi (sui riformatori non oso manco pensarci).

Se dobbiamo sostenere una causa in Ucraina vogliamo filarci un attimo il movimento femminista Femen, si, avete capito bene, quelle che dimostrano in mutande e tette al vento, ah, ecco, vedo che quando scrivo tette c’è un’ impennata nell’ attenzione, me lo dicono gli strumenti di bordo. E per cosa manifestano le donne di Femen? Be, tra le altre cose per esempio per portare l’ attenzione sulla prostituzione che va insieme a eventi di massa tipo gli europei. Che in Ucraina la topa costa poco, chiedetelo a tutte le ragazze vittime della tratta, guardate, non c’ è manco bisogno che veniate in Ucraina per farlo, basta farsi un giro di sera verso la bonifica del Tronto.

Insomma, con tutto il rispetto per i cani, parliamo anche di cose più concrete per gli umani, dove si fa molta fatica ad argomentare se siano o meno bufale, a parte che se c’ è ancora chi è capace di dubitare della shoah e dell’ allunaggio, posso credere a tutto. È vero anche che se guardi come trattano i cani capisci anche come trattano le fasce deboli della popolazione, ma ci vuole il moto di fede per farlo questo collegamento.

E quindi parliamo anche delle fantastiche foto che pubblica Repubblica. Avete presente che all’ ombra di grandi festival a volte si creano festival per dei minori, come lo shadow o il fringe. Be, io non lo sapevo ma a Berlino hanno fatto un fringe degli europei in cui a calcio giocavano attrici porno con la maglietta finta ottenuta con il body painting. Ma ragazze mie, ho capito che vi sfruttano, ma dico, fare sport senza un reggiseno rinforzato, voi che delle tette ci vivete? Ecchèccavolo, ma questa è distruzione di capitale, il vostro manager non ve le dice queste cose? Ah, no certo che non ve le dice, Repubblica non ne parla ma qualcuno su Facebook ultimamente ha postato un link a un articolo su un documentario sull’ industria del porno e c’ è da suicidarsi, altro che cani. (Si, i cani li usano anche lì e pare che tutte, ma proprio tutte le donne costrette ad eseguire bestialità si suicidano in brevissimo tempo). Be, non è che non si potesse immaginare, a me mi dovete ancora convincere che una lascia il posto in banca perché la sua vera vocazione è quella  di farsi massacrare da attori che vengono scelti proprio in quanto macchine, perché dice l’ articolo che queste povere criste le riempiono di emorragie ogni due scene e si incazzano pure perché intanto che ripulisci il sangue si spreca pellicola. Però evidentemente ci sono lavori ancora più logoranti, che so, consigliere regionale della Regione Lombardia, si, quella che dovrebbe unirsi alla Svizzera, e chi sono io per giudicare, non avendo mai fatto né l’ uno né l’ altro né il terzo mestiere.

D’altronde siamo seri, una sana industria del porno e della prostituzione è indispensabile, perché visto quello che stanno facendo alla 194 e ai diritti delle donne e in tema di violenza di genere, dovrei pensare che se non ci fosse questa gli stupri sarebbero ancora più frequenti.

Per forza poi il caporale che all’ Aquila ha massacrato una ragazza lasciandola ad assiderarsi priva di conoscenza nella neve ha avuto gli arresti domiciliari, se dovessero arrestare tutti gli stupratori davvero non ci sarebbe posto nelle carceri. La poveretta le hanno dovuto mettere 64 punti (quasi come a un’ attrice porno dopo le riprese) e l’ ipotesi di reato pende più sul tentato omicidio che stupro, ma tanto il caporale ha un ottimo avvocato che sostiene la tesi del rapporto consenziente e quindi attende serenamente a casa il processo. Lei ha deciso che lascia l’ Italia e la capisco benissimo, non glielo posso dire da sorella maggiore che tanto che dici a fare, ma non credo che all’ estero le cose vadano tanto meglio.

Non vanno meglio perché c’ è la crisi, perché abbiamo tutti la consapevolezza che pendiamo a un filo, pure noi la classe media con le mele, che blogga da un Mac, ha l’ i-phone, ha l’ i-pad, la wii e tante altre cose, ma appena perdiamo il lavoro e di questi tempi lo potremmo perdere tutti, non abbiamo più un salvagente. Non abbiamo la casa di proprietà perché è di proprietà delle banche, anche se le tasse le paghiamo come se fosse nostra. E le banche, ah le banche. Meno male che qualcuna ancora ancora sponsorizza il calcio o non ci restava neanche quello.

Quindi io mi devo ancora rallegrare di tutto quest’ arancione che se l’ Olanda non si fa buttare fuori subito dagli europei un altro paio di settimane continuerà a rallegrare. E francamente, del calcio non me ne frega niente, ma intanto tifo per la Grecia. Così, giusto perché forse ne hanno un pochino più bisogno della Germania.

Questi sono tutti gli ingredienti che mi si agitano nello shaker da un mesetto, che farci, le notizie deprimenti mi si attaccano come le pulci ai cani. e meno male che ho tagliato fuori un altro paio di questioni. Per fortuna, come dice saggiamente il non calciatore dei miei figli:

“Insomma, adesso ci sono le partite qualcuno vince, qualcuno perde e poi fra quattro anni ricominciano da capo, vero papà?”

Verissimo. E chissà perché la cosa non mi conforta.

10 pensieri su “Shaken, not stirred: il calcio e i calci in culo passando per l’ Ucraina e i suoi cani (tette, dimenticavo le tette)

  1. Dopo ti lamenti che tua madre (e anche qualche altro, a giro…) vede intorno a te vortici di energia. Il tuo mettere insieme una marea di cose è come uno zabaione per il cervello: non c’è bisogno di industria pornografica, per quello (the brain, dico), che già ci basta il mondo così com’è. E come continuiamo, day by day, a costruircelo, ‘sto mondo di quartieri fighetti e di calcio stramaledettamente falso e di appendici della nostra intelligenza, e godercelo pure. Anche se, talvolta, “non ci piace” neanche un po’.

    1. e

      E c’ era pure tutta una deriva attraverso i ‘froci’ ma me la sono risparmiata per un prossimo pippone, tanto quella è sempre attuale.Che ti devo dire, sarà un periodo cos`^, quelli di blogging compulsivo per resistere alla tentazione di fare casino in giro o, dioneliberi, passare uno straccio. Comunque sono molto contenta di aver trovato la formula shaker per i pipponi, così uno lo sa e può evitarli da subito.

  2. Il mio moroso, che ha studiato a Leida e quindi ha preso un po’ il germe snob “noi siamo i migliori” , pur se studiando chimica lo ha preso in forma molto lieve, dice di non amare il calcio, forse segretamente pensando che sia sport da morti di fame.
    Quindi adesso non lo posso neache prendere troppo in giro per la prematura e abbastanza incomprensibile eliminazione della squadra olandese. I giocatori sono praticamente gli stessi di due anni fa, ma stavolta é mancata completamente la chimica per trasformare una raccolta di primedonne talentose in squadra, e il soufflé si é ammosciato miseramente.

    Io confesso che invece se ci sono partite internazionali non resisto e devo guardarle tutte appena posso, anche se non é che mi importi troppo il risultato finale dell’Italia e mai mi sognerei di mettermi una maglietta azzurra e sventolare un tricolore. Mondiali o europei, tendenzialmente le guarderei tutte…. Un bel passaggio, un contropiede fulminate, o un gol come quello di stasera di Balottelli, che finche stá zitto e gioca é effettivamente bravo, sono opere d’arte da ammirare. Come un bel pezzo musicale, ma con una componente di fortuna in piú.

  3. > (a parte che ad avvelenarli in massa si fa prima e costa meno)
    qui mi provochi su tecnico e non resisto.

    e cosa te ne fai delle carcasse?
    le seppellisci o Le bruci? quanto spazio occupano? allora tanto vale bruciarli subito.

  4. allora.
    senza fare il controllo preciso preciso, sono d’accordo con entusiasmo selvaggio sull’ottanta per cento delle tue affermazioni. in disaccordo sullo spregio della presunzione d’innocenza – che vale, ahimè, anche per coloro poi (poi, dopo il processo) sono condannati per omicidio – e sule generalizzazioni su mutuo e tasse sulla casa.
    ma sul resto, la grande maggioranza, concordo in assoluto.

    1. La presunzione d’ innocenza è stato il punto in cui lo shaker vorticava furiosamente, e che mi metteva in crisi di coscienza quando ne ho parlato. Perché questo lo pensavo anch’ io, questo tizio ha tutto contro, comprese cose innominabili dette e scritte dal suo avvocato e dai suoi genitori, e allora a quel punto una si dice;l ma te lo cerchi il linciaggio mediatico prima del processo. Vedi, parecchia di questa roba che poi mi si scontra in testa e devo scriverla per uscirne viva, io la incrocio su Facebook, e su Facebook ho il clan aquilano-abruzzese che sulle cose locali, come tutti, si appassiona parecchio. Quindi si, io certe volte su certi commenti altrui avrei voluto frenare proprio perché il processo ancora non c’ è stato e il tipo non è stato condannato. Però in una situazione del genere, con la città militarizzata dai colleghi di questo qui (tre giorni dopo lo stupro, con lui rientrato in servizio dopo esser stato interrogato e rilasciato, sarebbe toccato al suo battaglione prendere servizio in strada) e la forte sensazione che sia stato reinterrogato e il sangue sia stato mandato ad analizzare DOPO le proteste di mezza città che ha scritto lettere ovunque e che quindi solo dopo il tipo sia stato incriminato, il dubbio che venisse coperto in quanto militare era molto forte.

      Poi i domiciliari a poche settimane da tutta l’ indignazione, sempre facebokkiana, per carità, nzia mai che qualcuno scenda in piazza sul serio, la media borghesia aquilana che ha tentato di manifestare civilmente a Roma li hanno fatti menare dai celerini e adesso stanno sotto processo per turbativa di ordine pubblico, dicevo, l’ indignazione sulla sentenza che era proprio sui domiciliari in caso di stupro -di gruppo-, capisci che questa storia qui è stata gestita malissimo.

      E che dopo appunto tutta una serie di mosse e lettere e dichiarazioni maldestre di costui, dei suoi genitori e della sua famiglia, l’ opinione pubblica di cui qui io indegnamente cerco di farmi portatrice si dice: va bene la presunzione d’ innocenza, va bene la fiducia nella giustizia, va bene che i militari che stuprano vale forse la pena di proteggerli e non indagarli seriamente fino a che ti ci costringono, perché insomma, sono degli eroi che da tre anni fanno la guardia a macerie da cui il rubabile è stato rubato, insomma, uno non vuole pensar male ma in questo caso le mosse maldestre ci sono state da tutte le parti. Il tutto sulla pelle di questa ragazza, che come tutte le vittime ovviamente si è ritrovata con nome e cognome dichiarati pubblicamente dall’ avvocato del suddetto, che all’ epoca invece era ancora anonimo. E allora, aspettiamo serenamente il processo, ma a me e a mezza provincia stanno girando potentemente. E non posso quindi essere serena e imparziale.

      Sui mutui e le banche ribadisco che non ne so nulla, quindi hai ragione tu.

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