Shaken, not stirred: Cosa stiamo facendo ai nostri figli

Inauguro così una nuova rubrica per tutte quelle riflessioni, altrimenti detti pipponi, che non sapevo bene come collocare in questo nuovo blog, ma che nel vecchio mi hanno dato grandi soddisfazioni, fosse solo per il loro valore terapeutico. Sono alcuni giorni che ho in ballo un paio, shakerati, centrifugati e da sedimentare vari sugli europei, la cattiva coscienza, la vita, il mondo e come ci facciamo prendere per culo e sembriamo persino contenti di ringraziare. Ma oggi pomeriggio mi stavo facendo un’ altra riflessione in macchina e poi rientro e trac, mi ritrovo in mano questo post di Desian.

La riflessione di partenza era che con i figli ho poche idee buone e neanche confuse. Tutto il resto è negoziabile. È vero, casa nostra la si potrebbe intitolare: dopo il ciclone in qualsiasi momento uno arrivi, tranne per una festa (in quei casi è un ciclino). È vero, ho un lavoro con orari irregolari e mi tocca barcamenarmi se mi arrivano richieste all’ ultimo momento su come sistemo vita, figli, pranzi e cene. Ma queste sono le condizioni che mi permettono di tirare fuori il meglio da me stessa. Infatti ultimamente una collega diceva a un’ altra che a me mi puoi prendere, ficcare in un sacco e mettermi a testa in giù a fare una simultanea su argomento oscuro e ostico e la farei comunque con proprietà di linguaggio e immediatezza, e mi sembra uno splendido coronamento di oltre vent’ anni di professione. Ecco, lavorativamente potrei morire felice adesso, ma non subito per favore.

Ho una sogliola, cioè una soglia, ma piccola e carina, di tolleranza al casino molto più alta di quella dei maschi di casa, ma è anche una necessità, io quello che non ho sotto gli occhi manco mi ricordo che esiste (sono un tipo visivo, vedo un errore di spelling o il brillantino che manca in un pavé  da tre km. di distanza, ma le macchie di vino sulla tovaglia, se si lavanoda sole con uno schizzo di smacchiatore e il programma apposta bene, sennò la prossima volta sull’ alone ci poggio una formaggera e passa la paura.

Ecco, mentre lo scrivevo l’ ho capito perfettamente, poi uno dice che a shakerare non si ottiene molto di più che ad agitare. Io noto e mi diverto molto di più con le assenze che con le presenze. Cavolo, ho risolto uno dei dilemmi della mia vita, magari non mi serve più finirlo questo post. No, va bene, vado avanti. More is more, ma less va bene uguale perché offre più spunti creativi.

Non essendo di natura organizzata e precisa a me mettere insieme un minimo di ordine convenzionale che vada bene agli altri costa una fatica enorme, d’ altro canto se mi date una lista di cose da fare entro un tempo impossibile e la libertà e le risorse per gestirmele, in genere non solo sono pronte per la deadline stabilita, ma state pur sicuri che nel frattempo copro un altro paio di emergenze proprie e altrui e se mi viene bene nei momenti morti rischio pure di produrre 4 vasetti di marmellata di rabarbaro, prima che mi vada a male entro detta deadline. Per un archivista dentro come mio marito vivere con me deve essere un inferno, ma è un ragazzo forte e la manutenzione che gli faccio evidentemente per ora funziona.

Quindi ho da sempre una casa ciclone e faccio tremila cose contemporaneamente e poi mi scordo di scrivere fatture e farmi pagare. Però cucino from scratch e il meno possibile con i prodotti del supermercato e se sono bio e a km. zero meglio, faccio poi dei gran km. con roba inutile tipo le lenticchie di Santo Stefano in tasca e il barattolo di ventricina nel bagaglio a mano. E perdo un aereo per il piacere di comprarmi una bottiglia di Leone de Castris o Feudi di San Gregorio al duty free. Ognuno ha le sue perversioni.

E allora oggi in macchina riflettevo che certo, io lo so benissimo come fare per avere la casa in ordine, i figli tranquilli e le cene apprezzate. Mi basterebbe avere l’ abbonamento per la TV, riempire i miei figli di pizza surgelata e cibi precotti e preconditi e magari pure predigeriti e comprare a tutti noi meno riviste, fumetti e libri. Anzi, eliminarli che fanno polvere e disordine. E anche quelle tonnellate di lego che si infilano nelle fessure del pavimento. Azzo che casa vuota e pulita che avrei allora. E che figli silenziosi e godibilissimi, non avrei neanche bisogno di urlargli contro perché mangino. Quanto tempo mi avanzerebbe per farmi i 30.000 fatti miei nel momento in cui mi zompano in testa. Penso che riuscirei persino a spedire le fatture per tempo.

Bene, io penso che con tutti gli avanzamenti tecnici con cui ci semplifichiamo la vita ci sono alcune cose in cui non siamo poi cambiati tanto in questi milioni di anni di evoluzione. Inutile che mi parlate di nativi digitali, è vero, i miei figli in quella mezz’ oretta di computer al giorno che con sudore, lacrime, sangue e trattative sempre riaperte perché non sia mai che non ci provino a costo di rendermi isterica, scoprono cose che io dal Mc ancora non ero riuscita a farmi dire. È vero, abbiamo appena comprato un televisore e già sanno come attaccarci l’ hard disk volante su cui archiviamo i film e come collegalo a Internet per guardare i filmini su MineCraft che ovviamente continuiamo a rifiutarci di comprare. E quando hanno messo le zampette sul mio I-phone sa solo dio le applicazioni inutili che ci hanno piazzato (ho avuto la dabbenaggine di dirgli al mia password a patto che scaricassero solo un paio di app gratis innocue e ho dovuto bloccare tutto e ancora non capisco come ripristinare la sincronizzazione, mannaggia, quando ti serve un nativo digitale non c’ è mai).

Ma cosa succederebbe se gli mettessi in mano un computer proprio, o, peggio ancora, una TV personale in camera? Non ho ancora mai visto un bambino con liberamente in mano il computer dei genitori scoprire volontariamente la magia di far funzionare un foglio Excel. E persino le presentazioni in Power Point che devono fare per la scuola, con uno pseudo powerpoint scolastico online a cui hanno accesso e che ci stiamo tuttora incartando tutti per mettere insieme una cosa che capiscano loro per primi, be, pure quello mi tocca tuttora spiegargli io i trucchi.  In breve, se mettessi in mano ai miei figli il computer più spesso di quanto non faccia, al massimo guarderebbero ancora più filmini su youtube e ancora più giochini online.

E quel tempo lì andrebbe a discapito di altre cose che per me sono un pochino più importanti: come sguinzagliarli in giardino o al parco ad infangarsi (e peccato se rientrano mollando zolle da 20 kg sul pavimento, tanto non è quasi mai appena pulito). Aprire di nascosto la baracca in giardino e trafficare con chiodi, martelli e il giravite elettrico. Solo dalla sega elettrica meglio che stiano lontani. E va bene anche quella volta che ero bloccata sopra da una telefonata importante e li avevo cacciati a urlacci per poi scoprire, una volta scesa, che si erano fatti la cena da soli: zuppina di pollo solubile (lo so, mi contraddico, ma Ennio se ne è innamorato in Polonia e mi sono appena fatta spedire 30 sacchetti da mia madre) e uovo al tegamino.

Verrà il giorno in cui computer gli servirà per cercarsi una ricetta, fare la spesa e cucinarcela, un obiettivo a cui lentamente ma inesorabilmente vorrei arrivare intorno ai 13 anni. Così magari la piantano ogni sera di piantare scenate da tregenda per assaggiare ed eventualmente mangiare qualsiasi cosa che non siano polpette, salsicce, pasta al pomodoro, stelline in brodo, piselli, mais e sacchettini di parmigiano grattugiato ingurgitati direttamente in bocca senza passare per nessuna stoviglia o pietanza.

Insomma, non voglio dire che i computer, la Tv, i giochini elettronici e il cibo industriale siano IL MALE (oddio, dell’ ultimo si, invece, ne sono convinta, ma a volte è un male necessario). Dico semplicemente che finché posso, invece di andare al McDonald (concesso al massimo tre volte l’ anno, lo sanno e tengono il conto loro) il sabato ci alziamo presto e andiamo a farci una gita all’ asta ittica in culo al mondo per comprare il pesce e fare un giro al porto. Che finché i nervi mi reggono, invece di parcheggiarli davanti alla TV mi trascino in casa ogni sorta di amichetti anche se so che un giorno mi sfonderanno il letto a furia di usarlo come trampolino e che il materasso che usano tipo slitta giù da due piani di scale poi urlando e bestemmiando lo devo riportare sopra io. E cerco di non sentirmi incompresa se ce ne andiamo alla fattoria a comprare il latto crudo da cui poi tento di ricavare formaggi che mangio solo io, ma è per il principio e l’ attività. Che invece di comprare caramelle regolarmente, ce le teniamo per un compleanno o una coccola occasionale, ma preferisco andare alla fattoria dei mirtilli e raccoglierli e sbafarceli fino ad avere le mani e la faccia e la lingua blu.

Insomma, hanno ancora tutta una vita davanti per andare dallo psicologo e pagarlo, come dice la storiella, tutte le settimane per ventanni per parlargli della propria mamma (quanto mi amano) e dirgli quanto gli ho rovinato la vita. Sapessero quanto l’ hanno rovinata a me da quando stanno in giro. Me l’ hanno rovinata in un modo che non smetterò mai per un secondo di ringraziare loro e la vita per il privilegio di fare insieme questo pezzo di strada della loro crescita.

Anche sa quando sono stati concepiti sono prigioniera. E pure ricattabile, volendo.

Comunque domani provo a fare le mozzarelle. E martedì vado dalla psic a fare il tagliando annuale e magari riprendo a lavorare un po’ su quel lato lì. Ma Minecraft per ora se lo scordano.

19 pensieri su “Shaken, not stirred: Cosa stiamo facendo ai nostri figli

  1. Un post così lungo per dire che Minecraft per ora se lo scordano? 😛

    Mettili davanti a questo:
    http://www.sciencetoymaker.org/

    Quando l’ho scovato per caso (serendipity si dice, giusto?) mi è sembrato di ritrovare il libro del fare “enciclopedia i quindici” di mia madre.
    A 6 anni per me era interessantissimo.

    N.b. il sottoscritto non è in alcun modo responsabile per eventuali danni a persone, animali, nomi cose e città provocati da eventuali esperimenti condotti dai tuoi figli seguendo questo sito\manuale per la costruzione di giocattoli interessanti 🙂

    1. Mitici Quindici. Lo so che è un aggettivo banale, ma è questo che sono. “Fare e costruire”, vol. 14, letto, riletto, ci ho camminato sopra, costruito i fortini, ne ho disegnate e strappate le pagine, c’era dentro tutto, a partire dall’origami che poi è diventato la mia passione, fino alla pasta di sale (20 anni prima che diventasse di moda), ecc. ecc. ecc. Li ho ancora, sono una delle mie madeleine.

      1. Beata te, che poi erano quelle serie che ti vendevano porta a porta e i miei invece me ne hanno presa una con tutti i grandi scrittori italiani, mi sono letta tutto Goldoni, tutto Alfieri (no, Alfieri no, non ricordo mezza parola), ma i Quindici li avevano tutti tranne me (devo dire che però li ho visti tutti nell’ aquilano, magari questione di rappresentante che la provincia di Teramo l’ ha coperta poco). Poi uno dice che tu diventi artista e io divento attrice.

    2. Guarda che Amazon è il male, non so in Olandia ma in italia con la spedizione gratuita sopra un tot è drammatico resistere.
      Compri una cosa e te ne suggerisce subito un altra che magari ti servirebbe pure e che costando magari il 30\40% in meno ti attrae….

      Almeno cedendo ai quindici stai comprando dei vecchi libri 😀

  2. Ba’, direi che, tanto che vai dalla psic, ci sarebbe una sola cosetta su cui lavorare, secondo me, sai quel discorso del farsi pagare le fatture? (ho capito che ti diverti tanto a lavorare, ma lavorare gratis è concorrenza sleale…)

  3. Grande, Ba! Un pippone così me lo rileggerò per tanto tempo ancora. Farsi pagare le fatture è niente rispetto al ciclone che produci. È come vederlo, quel fantastilione di energia che ti frulla attorno e/o dentro. Viva il fango a zolle e abbasso Minecraft (anche se, sinceramente, non ho la minima idea di cosa sia!!!). Mantieniti così, vai da dio.

    1. Desian, non dirmi così che mi sembri mia madre e mi preoccupo. L’ ultima volta che sono scesa e ci siamo viste due giorni a due riprese si lamentava che lei è vecchia e non ce la fa più a seguire i miei ritmi quando scendo. E quando ho risposto che come, ma se io non faccio niente, ci ha pensato e ha detto: è vero, ma sono i vortici che si creano spontaneamente intorno a te quando ti muovi. Infatti oggi pomeriggio mi chiudo in casa con la maledetta traduzione da finire. Però se lo dici anche tu mi tocca rifletterci seriamente. (Si capisce vero, che è tutto e solo senso di colpa perché penso che dovrei stare più tranquilla io e dedicarmi ai maschi più in un modo che vada bene a loro tre che non a modo mio? Ma sti maschi si rendono conto quante energie consumo in sensi di colpa?)

      1. Noi maschi siamo bravissimi a renderci conto di quanti sensi di colpa riusciamo a crearvi. Contiamo su quello. Poi, prima o POI, ci libereremo: tutti; noi di crearveli, voi altre di sguazzarci dentro. Se mi paragoni a tua madre, una “abruzzesische mame”, mi vien da ridere. E, come sempre, da pensare alla mia, di “abbruzzesische mame”. Una jattura? 😉
        (cmq, ba, permettimi: ti adoro).

      2. Ricordo che anche se si è sparata 46 anni di Abruzzo, la mia mamma è polacca. Peggio, molto peggio. (Ti adoro anch’ io, specie quando cacci il marchigiano che è dentro di te. ma ste bottiglie di pomodori, le vogliamo fare insieme quest’ anno?)

      3. OK, quindi se comincio a dire di no a prescindere e poi a ogni protesta aggiungo: ma non preoccuparti, amore, ti amo lo stesso, lo sai, no? dici che con i maschi funziona? (Padellate, dico sempre io, ma come si fa, a queste padelle moderne si sgrana subito la vite che regge il manico)

  4. Ora, cacciare il marchigiano in me mi fa pensare all’esorcista. :))
    Sì assolutamente dobbiamo organizzare: le p’mmadore sono una madeleine della mia infanzia nonnesca. Noi siamo a Samba dal 6/7 agosto fin verso il 20/21. Come ci coordiniamo, via mail?

    1. Ti mando il mio numero italiano in pvt, noi arriviamo, se diovuole, verso il 24-07 e ancora non sappiamo dove andare al mare, ma rischio di arenarmi tra Martinsicuro e Roseto. Le attrezzature e lo spazio ce li ho a Ofena, se vogliamo aggiungerci un giorno in montagna con i bambini.

  5. Ricordo ancora l’estate scorsa ad Ofena con tutti voi: trovo che la definizione appioppatati da mamma sia dolcissima, verissima – magari non è vero, magari non è questa la ragione, ma posso dire che lei sta avanti perché è slava? Io la adoro l’anima de ‘sta gran massa di ghiaccioli esterni riempiti di cuore!

E tu che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...