Teoria e pratica della paternità nei Paesi Bassi

È un po’ che non mi faccio sentire qui sopra, e mi dispiace, ma lo sapete come funziona nel cambio di stagione, no? Non sai mai come vestirti e ti becchi raffreddori enormi. Aggiungiamoci che la settimana scorsa stava male anche figlio 1, che avevo tre giorni di interpretariato in cabina, che tra capo e collo mi è arrivata una traduzione urgente di 10.000 parole e che poi abbiamo santificato la Pasqua dai suoceri e sono persino riuscita a fare una lasagna votiva (leggevo su facebook di gente che faceva pastiere, crescie e robe complicate, beati loro che poi magari se li sono pure mangiati) e io mi soffiavo il naso.

La cosa più bella e la cosa più brutta di tutto ciò? (Raccontarci la cosa più bella e la cosa più brutta della giornata è il nostro rito purificatore quotidiano).

La cosa più bella è che ci sono riuscita senza morire troppo, mi sono goduta la lasagna e il weekend pasquale e un pochino anche i figli che mi hanno detto e fatto cose tenerissime. La cosa più bella è stata che il maschio alfa veramente ha fatto i salti mortali per inserire extra consegne figli a scuola al mattino per farmi partire per tempo e serena.

La cosa più brutta è che data la malattia improvvisa di figlio 1, io mercoledì l’ ho abbandonato a casa completamente da solo e malato. Sono una madre degenere, veramente, mi sono sentita di merda (sarà anche stata la febbre, perché quei giorni in cabina me li sono fatta con la febbre, il raffreddore e il mal di gola e nelle pause mi chiudevo in bagno a tossire e soffiarmi il naso con calma).

La cosa più brutta, di nuovo, è stato l’sms al volo che mi è arrivato all’ inizio di un turno di mezz’ ora: mi sono appena fatto gli sciacqui al naso (alleluja, si è rifiutato per due giorni, allora stava proprio male) e adesso ho il mal di pancia, ce la faresti a tornare a casa? Per favore telefonami per dirmi se torni o no.

Intanto che traducevo il lucido mostrato sullo schermo in quel momento ho sms-ato al maschio alfa: chiama Ennio adesso, senza perdermi neanche una cifra dietro la virgola dei dati sulla crescita nel quarto trimestre 2011.

La cosa più bella di nuovo è stata la risposta alcuni minuti dopo:  ci ho parlato, adesso sta bene, non ti preoccupare. L’ adrenalina fa tanto per le prestazioni delle interpreti, signora mia.

Dura la vita dei genitori che lavorano quando il figlio si ammala all’ improvviso, tutte le babysitter e gli amici che potevi mettere al lavoro li hai esauriti per la settimana e per fortuna figlio 1 è grande, ce la fa, una giornata solo a casa da solo sa come godersela, anche senza computer, e la mamma dell’ amichetto che su mia richiesta è passata a controllarlo ha messaggiato: sta bene, è sereno, ha mangiato e non è voluto venire con noi, preferisce giocare da solo.

Però, ripensandoci, io che ho messo su tutta la rete di soccorso e stavo pure male, mi sento una madre degenere. Il maschio alfa che neanche poteva rimandare il lavoro, per una telefonata e un sms al momento giusto, lo sto osannando. Ci deve essere qualcosa di profondamente sbagliato nella mia percezione dei genitori che lavorano e rispettiva divisione dei compiti nei confronti dei figli. O forse era solo la febbre.

Comunque ci ho pensato così bene che qui trovate il mio articolo odierno per Genitori Crescono  sull’ evoluzione della paternità nei Paesi Bassi, con le sue cause storiche, sociali, economiche e politiche, dal 1900 ai nostri giorni. Enjoy. Io vado a prendermi un’ aspirina.

Un pensiero su “Teoria e pratica della paternità nei Paesi Bassi

  1. Ho letto il tuo post di là. Davvero interessante.
    E’ proprio vero che per conoscere un paese bisogna viverci. La tua descrizione della famiglia olandese “tipo” di soli 15 anni fa sembra fantascienza O_o

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